Lucide follie a pedali di Davide Stanic

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Davide Stanic, l’autore del libro, non lo conosco di persona, solamente via internet.

Ho letto ciò che ha pubblicato nel mondo della letteratura e lo seguo nei social network.

Un’idea me la son fatta. Non ha paura che si percepisca ciò che pensa, lo scrive chiaramente, senza peli sulla lingua e senza tanti fronzoli. Si, a volte può sembrare un brontolone e magari lo è veramente, ma la trasparenza non gli manca.

Può piacer o no, ma di certo non sta ad elemosinare un like in piú.

Lucide follie a pedali è Stanic.

Lucide follie a pedali racconta un ciclismo lontano dalle maglie rosa e gialle, un ciclismo che si rifà alle origini dello sport, quando le tappe erano il doppio di quelle attuali, ma allo stesso tempo è forse il ciclismo più attuale, il più “moderno”, sempre che si possa definir moderno un ciclismo. Di sicuro è il più social, visto che per seguir le imprese dei transcontinentaliani, bisogna esser esperti nel maneggiar post e profili.

Lo dico subito che val la pena di leggerlo.

Si perchè Stanic ha il merito di metter in ordine tutto quello che gli addetti e appassionati del settore sanno, che han letto di qua e di là.

Attento, sintetico e concreto nel ripercorrere le fasi storiche del movimento randagio.

Cronista appassionato nel documentare, seguire e raccontare le vicende dei folli a pedali tra il Belgio e il Bosforo. Paragoni con la fiamma rossa sono azzardati, ma di sicuro è un lavoro ben fatto, accorto, puntiglioso e moderno.

Interessanti, curiose le interviste ai protagonisti che mostrano l’assoluta eterogeneità dei partecipanti, le provenienze e gli approcci diversi alla follia ciclistica.

Leggetelo, vi potreste appassionare ad un altro andare!