L’estate carnica

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Fine agosto 2015, Carnia.

Una settimana di tempo.

Obiettivi: Zoncolan, Crostis, Sorgenti del Piave, Forcella Lavardet…

Qualcuno a questo punto potrebbe dire che basta un giorno per farli tutti e senza tanti patemi d’animo! B’è per uno pseudo ciclista della mia taglia meglio focalizzarli giorno per giorno! Per uno che normalmente pedala sulle salite dei Colli Euganei, confrontarsi con le salite Carniche non è uno scherzo. Per uno che arriva in Carnia con 3000km sulle gambe, potrebbe esser un azzardo farli già uno a uno.

Gli obiettivi li avevo inquadrati nelle settimane precedenti la partenza, e almeno avrei voluto provarci in ogni caso, vista la loro vicinanza dalla base di partenza. Il primo tra tutti lo Zoncolan, con il lato durissimo di Ovaro e quello meno duro di Sutrio. Lessi e rilessi pendenze, racconti e rapporti consigliati per affrontarlo. Alla fine decisi di provarlo prima da Sutrio per poi decider cosa far per il versante settentrionale, quello di Ovaro. Già quello di Sutrio, seppur considerato fattibile, mostra pendenze e lunghezza oltre la più dura salita dei Colli Euganei. I rapporti consigliati per queste salite, variano da un 34×28-32 ad un 36×28 per i più allenati. Essendo io fortissimo, optai per il 36×28. Più che altro la mia bici monta quel rapporto e non riuscii a trovar una guarnitura compact con il 34.

Pronti partenza via!

Io e il mio amico Peach partiamo di buonora e in pochi minuti siamo a Sutrio. Pausa caffè all’osteria di Alvise (andateci, si mangia benissimo!) e via in salita. La strada è agevole, larga, ben asfaltata e immersa nel bosco fino alla stazione sciistica. Pendenze attorno al 10% e un andatura comoda ci fan arrivare alla stazione senza gran patiboli. Da li però iniziano 3km poco più, con pendenze sopra il 13% e punte sul 20. Alcuni punti son veramente duri, il 36×28 scricchiola, ma 3km son pur sempre 3km e per quanto duri, riusciamo a superarli ed arrivare soddisfatti in cima allo Zoncolan per il versante che fece conoscere questo monte al mondo ciclistico con la vittoria di Simoni nel 2003. Da una parte l’anfiteatro famoso per gli arrivi del Giro, dall’altra si intravede la strada delle Vette sul Crostis. Bello!.

Zoncolan da Sutrio http://www.salite.ch

Decidiamo di scender per Ovaro per dare un’occhiata alle pendenze e tornare per Comeglians-Ravascleto. Man mano che scendo, penso che difficilmente lo proverò. I rapporti che monto mi farebbero troppo tribolar!

Giorno seguente, per non rimaner fermo, decido per un giro breve con la salita al passo di Monte Croce Carnico che unisce l’Italia all’Austria. Niente di che, solo alcuni punti carini nella parte finale del passo, ma in sostanza uno stradone abbastanza affollato che ti porta in un passo triste e dimenticato dai più!

Puntiamo quindi alle sorgenti del Piave. Per far ciò partiamo con calma, salendo alla forcella Valcalda, passando Ravascleto, scendendo a Comeglians e risalendo lentamente vero Cima Sappada. Il Peach soffre sui lunghi rettilinei in costante ma leggera ascesa dove bisogna andar di rapporto, altrimenti non si arriva più! Simpatiche le rampe prima di Cima Sappada…

Da Cima Sappada inizia la salita vera e propria con 540m di dislivello da coprire in circa 9km per una pendenza media del 5.9%. In questa uscita ho commesso un erroraccio, concentrandomi solamente sul saper le pendenze della salita finale, sorvolando sul resto. Peccato che Comeglians sia a 500m di quota circa, mentre Cima Sappada sia a 1290m! Quindi 1300m di dislivello positivo, senza contare i saliscendi… Questa salita è ingannevole, infatti la sua pendenza media non da ragione della sua durezza con brevi muri che spezzano il ritmo. L’arrivo ai piedi del Peralba con la sorgente del Piave merita la fatica fatta! Andateci!

Sorgenti del Piave http://www.salite.ch

Lasciato passare un giorno di riposo, mi decido a provar il Crostis.

Arrivando da Paluzza, opto per la salita a Ravascleto e l’arrivo a Tualis senza scender per Comeglians. La strada tra Ravascleto e Tualis è carina con continui saliscendi. A Tualis si sbuca proprio sulla strada che sale al Crostis e un cartello da il benvenuto. Benvenuto è una parola grossa, vista la pendenza indicata.

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A differenza dello Zoncolan, sul Crostis ad ogni chilometro, si incontrano dei cartelli che segnalano quanto manca alla vetta e la pendenza del tratto che si sta affrontando. Molto utili e associandoli a traguardi volanti ti aiutano a pedalare. La salita è bella, proprio bella, me ne sono innamorato e l’arrivo in vetta è bellissimo! Si gode di uno stupendo panorama, intravedendo la strada sterrata che rimanendo in quota, avrebbero dovuto percorrere i corridori del giro del 2011, prima della ritirata da coniglio del pistolero e del suo team che fece optare gli organizzatori per il percorso alternativo.

Dopo una breve sosta al rifugio Chiadinas (merita) mi son gettato nella vera e propria strada delle Vette. Lo sterrato è discreto e con i miei copertoncini da 25 non ho avuto problemi. La discesa verso Ravascleto che chiude l’anello è altrettanto bella, con continui cambi di direzione.

Questa è stata la settimana carnica.

Considerazioni finali.

Me l’aspettavo molto più ciclistica, molto più frequentata, con servizi per i ciclisti in ogni dove. Invece poco nulla, qualche scalatore su per lo Zoncolan e stop. Non ho visto negozi specializzati e indicazioni per escursioni o gite organizzate. La cartina “Pedalando” in Carnia è la classica cartina fatta dai grafici senza alcuna praticità e utilità. Non ho trovato indicazioni di percorsi ciclabili (forse non li ho visti…)

La discesa del Crostis non è protetta come prevedeva il progetto di Cainero…

Penso che abbiano molte potenzialità e ci sarebbe lo spazio per molto altro. L’unico volantino che ho visto sul tema bike, pubblicizzava escursioni in FAT BIKE e E-BIKE. Ecco le e-bike vanno, vanno alla grande visto che su per le sorgenti del Piave ho incontrato solo gente con la bici elettrica alla quale mi pento di aver rivolto un saluto.

Come vedete anche un ciclista o forse più cicloturista può permettersi di salire nei santuari del ciclismo. L’importante e voler far fatica e aver la pazienza necessaria. Il mio viaggiar senza strumentazione mi porta a conoscermi sempre meglio. Solo l’altimetro del mio orologio per saper a che quota mi trovavo e lo smartphone per scoprir ogni tanto dov’ero mi han aiutato in queste escursioni!