La randonnee del solstizio

Ore 7:30, treno, quaderno e penna in mano…

Impressioni, emozioni, ricordi. Dai devo scrivere prima che l’onda emotiva si infranga sulla battigia della quotidianità! (non ditemi che non vi avevo avvisato, 7:30…treno…)

Torniamo indietro alle 4:30 circa di domenica mattina in quel di Arco.

Ho appena concluso la prima randonnee notturna, la randonnee del solstizio di 200 chilometri. Nel mondo delle rando, non è nulla di eccezionale, quasi una passeggiata in centro. Per il mio mondo, quello al quale penso ancora di appartenere, quello delle uscite del fine settimana nei ritagli di tempo, suona come qualcosa di strano, di “estremo”. Parliamoci chiaro, non è proprio normale partire alle 20:30 di un sabato dicembrino per farsi il giro del lago di Garda in bici!

Riavvolgiamo un altro po’ il nastro e arriviamo a sabato pomeriggio.

Come spesso e ancor di più in questo periodo, arrivo a preparare il mezzo all’ultimo minuto. In più, questa volta, sono stato indeciso fino all’ultimo sul mezzo da utilizzare: carboniosa o acciaiosa con le ruotine? Vabbè monto i copertoncini sulla Vaya e vedo com’è…INGUARDABILE! Ho ancora un po’ di senso estetico per il mezzo e la Vaya Road Version proprio non mi garba. Vai con l’Infinito, ci piazzo la frame bag della mamma imbottita di leccornie chimiche, attrezzi per le eventuali forature, il faretto e la carico in macchina.

Arco, sempre carina e accogliente. Era un pezzo che non ci venivo. L’ultima volta per un’edizione del Rock Master, negli anni del Manolo dei “poaretti” quando mi cimentavo nelle falesie.

Monto la bici, decido cosa indossare e via per ritirare il foglio di gara e cercar qualcosa da mangiare prima del via.

Mi metto in cerca degli amici, invano.

Trovo Michele, Cristian, riconosco Ausilia e Sebastiano.

Si parte, non sto benissimo, ho freddo nonostante la temperatura sia ampiamente sopra media del periodo. Sono stanco e non pienamente motivato.

L’altra vita, quella senza due ruote, quest’anno è stata piena zeppa di emozioni, con l’arrivo di Arianna, la seconda nana bipede. Le immense gioie che la famiglia regala, non sempre colmano la stanchezze fisiche e mentali che si accumulano. Forse, il classico giretto dei colli potrebbe bastare…

Ormai sono in ballo e devo tener duro, con la testa, perchè le gambe sembrano fare il loro dovere.

Passato il primo punto di controllo a Santa Massenza, si torna ad Arco per poi iniziar il giro del Garda. Faccio gruppo con Massimo e Andrea del pedale Veneziano più altri randagi che non conosco. Massimo l’ho riconosciuto subito, perchè l’anno scorso si è fatto la MiAMi con una bici d’epoca tipo postino, con i freni a bacchetta e il cesto in legno delle birre. Veterano delle randonnee e sempre presente nelle quattro edizioni della rando del solstizio, è uno degli 8 ciclisti che han partecipato al viaggio Ride With Us for Climate Change. Il viaggio partito da Venezia con destinazione la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici a Parigi, ha avuto come scopo la sensibilizzazione sui temi in discussione al COP21.

L’altro Andrea quest’anno ha fatto il salto di qualità, completando le sue prime rando 400. Fischiettando, pedala agile e sicuro. Un gran bel compagno per le lunghe ore in sella di una randonnee. Spero di incrociarli nelle prossime avventure!

Ripartiamo da Arco rifocillati, per la sponda veneta del lago di Garda. Ci accodiamo a vari gruppi che a buona andatura ci portano a Peschiera, al terzo check point. In questo tratto, immersi nel silenzio, la luna ci guarda riflettendosi sulle acque calme del lago. Spettacolo.

Ecco il mio muro. Come per i maratoneti, il fatidico trentesimo chilometro, segna la svolta tra il farcela e l’abbandono, così per me, la terza e quarta ora di pedalata sono un concentrato di stanchezza e pensieri negativi. Fortunatamente nel mezzo del “momento no” sento urlare: “BRAAACC!!!”. Mi volto e vedo le facce di due miei amici che son venuti a darmi supporto, grazie!

Sosta al Mc Donalds, con invasione di randagi, per la felicità dei camerieri che si stavan già pregustando una nottata tranquilla.

Si riparte per la parte bassa del percorso e come avevo previsto è stata la parte più fredda e uggiosa. Da Desenzano in poi si ritorna sulla sponda del lago, l’aria ridiventa più secca e grazie ad un aumento dell’andatura, piedi e mani ringraziano per il ritrovato tepore. Sicuramente il tratto più bello fino a Salò.

Le gambe ora girano senza problemi e l’umore è tornato alto. Il gruppo è folto e si procede spediti fino all’ultimo controllo. Poi gallerie, vento e forcing in salita.

Ormai manca poco, nuovamente Peschiera e poi Arco per il timbro finale.

Contento, contentissimo per aver concluso anche questa. Alla fine quest’anno ho messo in cascina un 3x200km e sono al settimo cielo.  (Grazie Anna)

Questa è stata senza dubbio la prima vera randonnee. Alla RandoMarca non avevo colto a pieno il mondo dei randagi, vuoi per la difficoltà del percorso, vuoi perchè era la mia prima. Lungo il Garda penso di essermi immerso nel vero spirito delle lunghe pedalate.

Ho ritrovato di tutto, un mondo divertito, colorato, randagio.

Trovi la bici super pro in carbonio, quella figa in acciaio, quella vecchia in acciaio, quello che viaggia con le borse o il minimalista che tanto per lui 200km sono poco più di un giro attorno al campanile. Quello che la bici sembra un albero di Natale, quello che la frontale, basta e avanza.

Incroci quelli con i gillets della Paris Brest Paris e pensi che quelli son proprio forti, poi vieni superato dai ragazzi vestiti nippo-italici e pensi che quelli son ancora più tosti visto che son andati fin sul Bosforo. Arriva un matto in tandem vestito da “nutria albina del grande nord”(by Pierluigi) anche lui compagno dei matti che partiti tra le trappiste sono arrivati alla bocca del continente asiatico, e ripensi all’inutile tensione pre duecento notturno. Ti giri e riconosci Ausilia che si farà la rando con le scarpe da ginnastica sui pedali a sgancio rapido; vabbè sarà nulla per una che si mangia a colazione l’Iditarod con la fatbike. Arrivi a casa e spulciando facebook, scopri che c’era anche Giorgio, ma mentre io ho gli occhi con i grand canyon, lui ha ben pensato di farsi per la 52esima volta quest’anno la Peri-Fosse.

Questi sono solo alcuni dei personaggi che si possono incontrare in una randonnee notturna…pensate di giorno!

Io ho imparato, ho imparato alcune cose che mi serviranno se vorrò continuare sulle lunghe distanze. L’abbigliamento è fondamentale, un gps assolutamente necessario, soprattutto in quelle condizioni, perchè non si può sempre sperare nelle indicazioni altrui.

Ho imparato ancora una volta che le mie gambe reggono!

PS: per anni mamma accompagnava la mia uscita in bici con: “sta tento, el caschetto? vai da solo?” Ora invece siamo passati al: “ma li hai fatti tutti i km?”

Dimenticavo, poi trovi anche Fabio con il sorriso e un timbro in mano.

Grazie.