Wild Trail Italy

Ciao Paolo e benvenuto nel mio blog.

In questo strano anno che si avvia a concludersi nella speranza che porti con se tutto quello che c’è stato di negativo, tu, hai portato a compimento la tua più dura impresa ciclistica. Per chi non lo conoscesse, Paolo è uno dei più forti ultracycler italiani e la sua passione per le lunghissime distanze lo ha visto protagonista della Trans Am Bike Race in compagnia dell’amico Giorgio Murari, della North Cape4000, del French Divide e di molte altre competizioni e avventure.

Quest’anno, dove tutto è saltato, annullato o rinviato, hai deciso di progettare e realizzare un’avventura incredibile attraverso tutto lo stivale.

Wild Trail Italy

4000 chilometri da Trieste a Capo Sud in Calabria lungo il Sentiero Italia in completa autonomia.

Spiegaci come ti è venuta questa pazza idea, cosa ti ha ispirato e come hai deciso di realizzarla.

In realtà erano diversi anni che avevo voglia di fare qualcosa di grande nella nostra Italia, ma ad ogni stagione per vari motivi non c’è n’è mai stata l’opportunità 

Ad inizio anno sono venuto a sapere che il Sentiero Italia del Club Alpino Italiano era in una fase conclusiva e questo mi ha dato l’energia per riprendere un discorso partito tanti anni fa.

Probabilmente la prima volta che sentii parlare di Sentiero Italia ero adolescente  e nemmeno correvo in bici, ma amavo fare trekking di montagna; un amore coltivato con mio nonno ed i miei zii nelle lunghe estati passate a Retrosi, una piccola frazione di Amatrice, nel cuore verde del Parco Nazionale dei Monti della Laga.

Negli ultimi anni, e soprattutto ad inizio 2020, questo Sentiero che all’epoca era solo un progetto è diventato realtà grazie ad un lavoro incredibile del CAI con i tanti volontari che animano le sezioni sparse in tutto lo stivale.

In sintesi l’obiettivo era di unire tutte le Alte Vie ed i parchi, attraverso le due grandi dorsali montuose, isole comprese. 7000Km  di sentieri tracciati che coprono l’arco alpino e la dorsale Appenninica dell’ Italia Continentale, arrivando a coprire anche le dorsali delle nostre grandi Isole, Sicilia e Sardegna

L’aspetto importante è che si tratta di un sentiero tracciato per il cammino e il trekking di alta montagna, quindi con diversi tratti non adatti alla mountain bike. Nel 2018 ci fu un tentativo di rendere fruibile la traccia all’uso della MTB  da parte di bikepacking.it ed un gruppo di amici conosciuti durante le mie avventure. Purtroppo quel progetto non vide la fine, a causa delle difficoltà, in diverse regioni, a trovare un valido supporto di verifica dei sentieri.

Ovviamente anche io ho incontrato le stesse complessità,  ma avevo una grandissima motivazione all’esplorazione che non mi ha mai fatto pensare a mollare!

Un po’ di storia era doverosa per comprendere la genesi di questo mia avventura esplorativa…   

Ovviamente il COVID19 ed il post lockdown  con la cancellazione di diversi eventi,  mi hanno ancor più motivato per portare a compimento il progetto.

Impostare una traccia lunga 4000 chilometri in territori non propriamente ciclistici non dev’essere semplice. Come hai superato gli eventuali problemi?

E’ stato un studio di mesi nel quale ho cercato di recuperare tutte le informazioni possibili in rete, contattando amici e sezioni locali del CAI nelle diverse regioni per un supporto di verifica e modifica della traccia per evitare passaggi a rischio in bici. In alcuni casi, tutto ciò è stato veramente eccezionale ed è stato un vero lavoro di team.

Qualcuno pensa che le “tracce “ siano di proprietà e non comprende quanto invece sia importante la condivisione soprattutto per la sentieristica. L’unico modo per mantenere aperti certi passaggi è la fruibilità. Diverse situazioni non chiare mi hanno costretto a fare delle scelte prima della partenza ed anche durante il percorso per non rischiare troppo.

Una raccomandazione per tutti: fate attenzione quando chiedete delle tracce su sentieri di montagna e sentite sempre più opinioni!

Immagino che raccontare questa enorme sfida durata quasi un mese in poche righe sia impossibile, ma raccontaci almeno un momento esaltante e un momento dove hai pensato che non saresti riuscito ad arrivare in Calabria.

Questi 27 giorni mi hanno insegnato più di quanto avessi minimamente immaginato durante la progettazione. Ho imparato ad apprezzare ogni piccola conquista e gestire anche le tante “sconfitte”.

Una delle giornate più esaltanti, anche dal punto di vista ciclistico, è stato quando partito da Sestriere ho messo in fila Monginevro, Izoard, Colle dell’Agnello, Sampeyre, per poi scendere al tramonto da oltre 2000mt su un sentiero molto flow avendo davanti a me una luce incredibile che scendeva dietro la cresta della montagna con le ombre che avanzavano a mezza costa. FANTASTICO!

Un momento dove ho pensato che non sarei arrivato in Calabria?  In realtà avevo dato per scontato di non avere il tempo sufficiente per arrivare in fondo; alla vigilia per me sarebbe stato un grandissimo risultato già chiudere l’arco Alpino!

Sicuramente non ho mai pensato di “ritirarmi”

Tecnicamente come hai affrontato il Wild Trail Italy? Bici, equipaggiamento? 

Sapevo che avrei dovuto spingere molto ed ero consapevole che per sognare Melito di Porto Salvo avrei dovuto superare una media di oltre 3000mt di dislivello giorno… Quindi ho cercato di portare l’indispensabile, che però mi consentisse di avere la possibilità di avanzare in completa autonomia soprattutto in zone di alta montagna; imprevedibili per meteo e condizioni ambientali

La scelta della bici è ricaduta su una MTB Front Code Squadra Corse di Cicli Elios in assetto da Bike packing

Questa avventura è di tua proprietà in senso assoluto. L’hai idealizzata e realizzata. Che differenza c’è rispetto al concludere un evento organizzato da altri?

Sicuramente un senso di estrema libertà! 

Non ero a caccia di record, non dovevo dimostrare nulla ed ero partito per vivere una vera avventura esplorativa, inseguendo la sola linea rossa della mia traccia;  ma con la possibilità di fare eventuali deviazioni dovute a sentieri chiusi, frane o meteo ingestibile.

Per conquistare metro dopo metro la mia traccia ho avuto tre fattori fondamentali che hanno regolato il mio andare: 28 giorni di tempo, 4100km da percorrere e 90.000 metri di dislivello positivo da superare.

Ultimamente ti vediamo più spesso sulle ruote grasse rispetto alla bici da corsa. Cosa preferisci dell’una rispetto all’altra e viceversa.

Non sono un “biker” ed in realtà non mi sento nemmeno un ciclista nel senso comune del termine. La bici è una grande opportunità ed oggi, il mezzo ideale per vivere le mie avventure. Diciamo che la MTB ed un certo di tipo di sentieri mi danno stimoli impossibili da trovare con la bici da corsa e la possibilità di entrare più a contatto con la natura. 

Wild Trail Italy è stata un’avventura con la bici e non in bici, considerato che ho spinto la bici per chilometri ed ore lungo i sentieri di alta montagna. 

La bici da corsa resta comunque la base dei miei allenamenti e sarà complice di tanti progetti futuri.

Tornando un po’ indietro, come sei diventato ultracycler?

La mia avventura nel ciclismo iniziò con un Eroica e forse era destino che dopo un periodo nella classiche granfondo, arrivassi nel mondo delle distanze “estreme” in bici.

All’inizio la sfida personale fu proprio la ricerca della distanza e delle tante ore in sella che non avevo mai fatto prima. Ricordo il mio primo 200 km per poi passare alle Randonnée e concludere nel 2008 la 1001 Miglia.

Cosa ti porta a sopportare le lunghe ore proprie delle distanze estreme?

Ancora oggi è la fame di scoperta a darmi la forza di gestire certe situazioni. Nonostante siano passati oltre 10 anni dalla prima esperienza in una gara di ultracycling, è rimasta inalterata la voglia di mettermi in gioco e di capire come riesco ad adattarmi alle diverse situazioni.

Qual è il tuo rapporto con la fatica, con il dolore che inevitabilmente si prova dopo i tanti chilometri passati a pedalare?

Durante il Wild Trail Italy certe mattine dopo qualche ora di sonno, alla ripartenza sentivo le gambe quasi “esterne” al mio corpo. Non c’era modo di stare seduto in sella, e non c’era un punto del mio corpo che non mi facesse male.

Per arrivare in fondo in questa mia ultima avventura ho dato fondo a tutte le mie esperienze passate ed ho imparato un nuovo step di sopportazione alla fatica ed al dolore fisico: ad un certo punto riuscivo a non pensare al dolore solo spostando l’attenzione in qualsiasi altra cosa positiva

Come gestisci il tutto? Quali sono i tuoi segreti nell’affrontare un’esperienza come quella appena conclusa?

La tabella di 150Km per 3000 metri di dislivello al giorno, ad un certo punto mi stava mandando veramente in crisi ed una delle più brutte crisi arrivò proprio sull’Asietta. Alla partenza della mattina mi ero dato un obiettivo di giornata troppo difficile nei fatti per dislivello e fondo estremamente difficile. Arrivai al Colle dell’ Asietta sfinito e da lì in poi Sestriere mi sembrò irraggiungibile fra sali e scendi interminabili. Da quel momento in poi cambiai completamente approccio, evitando di fare calcoli e prendendo quello che la via mi consentiva di fare. Era inutile calcolare medie quando dovevo fare ore/km a spinta e tratti di portage! 

Quindi ero “conservativo” nei tratti complessi e davo il meglio dove condizione fisica, fondo e dislivello lo consentivano.

Uno degli aspetti più difficili è stato a livello psicologico proprio l’impossibilità di pianificare, visto che ogni volta che prendevo un sentiero, a parte i freddi dati numerici non potevo sapere lo stato effettivo di quel segmento.

La mia tabella tipo era:  “avanzare” per circa 16h al giorno, dormire per circa 4/5h con le restanti dedicate alla logistica.

Trovare sempre la motivazione con minimi obiettivi raggiungibili, il continuo adattamento e la pazienza sono stati determinanti per arrivare in fondo!

Non posso salutarti prima delle rituali tre domande finali:

  • il posto più bello dove hai pedalato : Yellowstone Park
  • un libro che consigli, può essere ciclistico o no: Ventimila Leghe Sotto i Mari di Jules Verne
  • l’evento sportivo-randagio che val la pena di essere vissuto almeno una volta nella vita: Trans AM Bike Race