Giro d’autunno

E’ strano questo autunno, sarà che sto soffocando con la mascherina in un treno affollato, sarà che è appena terminato il Tour de France, che stanno correndo le classiche del nord di inizio stagione, sarà…

Sarà che tra meno di dieci giorni il Giro d’Italia farà tappa fuori dal mio cancello, che i corridori affronteranno le mie salite…

Sarà che il primo grande giro della stagione, il Tour, e non come le leggi del divino ciclismo insegnano, il Giro, è stato il preambolo di questa malinconia ciclistica autunnale.

Sarà che in quest’anno dove tutto è saltato e tutto sta saltando, dove il pianificare è ridotto al pensare alla cena serale, almeno quelli dovevano rimanere fermi, immobili nel calendario.

E invece no, tutto traslato aumentando l’entropia nella già sconquassata quotidianità.

Quelle strane ombre allungate sull’asfalto, di ciclisti sotto un sole d’agosto che alle latitudini transalpine è già basso all’orizzonte prolungando sagome di ruote e gambe, non erano dovute al solito sole di giallo intenso, carico, infuocato, sciogli bitume delle tappe a cavallo della presa della Bastiglia.

Quell’arrivo sui Campi Elisi con le ferie già consumate.

Ma ora ancor più, con questa partenza d’inizio autunno da una Sicilia ancora calda, con le rampe grigio scuro di un vulcano pronto a mettersi i primi vestiti pesanti, con le nebbie squarciate da un favoloso Ganna, si perde il senso del tempo, il bioritmo stagionale che dopo il Lombardia ferragostiano ha perso ogni caposaldo.

Aggiungeteci voci nuove in telecronaca, balbettanti come solo un rotore di un’elicottero sa fare…tatatatatata!

Insomma, questo giro lo aspettavo, lo aspetto ancora, ma mi sembra di star dentro ad una replica fuori orario.


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