Paolo Penni martelli

Ciao Paolo, e’ un piacere averti ospite nel mio blog. E’ da tempo che ti seguo su Instagram e guardo sempre con ammirazione i tuoi scatti che sono sì di ciclismo, o di “ciclismi”, ma a mio parere, oltre la bici o il gesto atletico immortalato, hanno molto altro da dire. La tua fotografia si discosta da quella che è la pura foto sportiva, del gesto sportivo e delle emozioni dell’atleta, perché hanno un taglio più ampio dove il paesaggio e il contesto dell’azione, assumono pari importanza rispetto all’impresa dell’atleta. La foto iconica dell’atletismo, molto spesso lascia il posto ad una foto sportiva reportagistica, dove si percepisce chiaramente l’intenzione di raccontare una storia, una tua visione dell’atleta o dell’evento sportivo.

Prima di leggervi l’intervista, andate a vedere le foto di Paolo. Vi lascio i suoi riferimenti sul web.

Ovviamente, come prima domanda ti chiedo di presentarti brevemente.

Ciao Andrea, grazie per le tue parole, mi fa sempre molto piacere quando lo spettatore riesce ad andare oltre alla semplice foto di ciclismo. Dunque, io sono Paolo, ho 37 anni, nato a Brescia ma vivo a Barcellona da 12 anni. Ho studiato fisioterapia, lavorato in bar per anni e vivo di fotografia: un casino insomma.

Com’è nata la tua passione per la fotografia e come si è trasformata poi in lavoro.

E’ nata per caso, mentre lavoravo dando sconti per mojito in strada a Barcellona. Stavo in giro tanto tempo e andavo a letto tardi, cominciai a “vedere” cose che avrei voluto ricordare e il modo migliore era comprarsi una macchina fotografica. Con gli anni e con molte coincidenze si è trasformato nel mio lavoro a tempo pieno.

Cos’è per te la fotografia e quali sono i tuoi riferimenti?

La fotografia mi ha salvato la vita, è lo stimolo per andare avanti sempre e comunque, è la forza per intraprendere un viaggio per non si sa dove, consapevole però che qualsiasi momento di quel viaggio potrebbe essere indimenticabile. I primi anni compravo tanti libri di fotografia, ricordo bene quelli di Elliott Erwitt o Herbert List .

E’ difficile da chiedere ad un fotografo, ossia la risposta sembrerebbe banale, ma quando impugni la macchina fotografica, cosa cerchi e cosa ti fa “scattare”?

Cerco qualsiasi cosa, tutto e niente, mi lascio guidare da suoni odori colori linee e istinto. A volte il risultato fa cagare, altre è decisamente meglio. 

Oltre al ciclismo professionistico sei spesso impegnato nel racconto di eventi “ultra” ed “eroici”. Ci puoi raccontare la differenza tra questi tipi di eventi? Come fotografo, qual’è più bello da raccontare?

Sono cose diverse e molto simili allo stesso tempo.

Io cerco e ritraggo la passione e lo sforzo nell’impresa, che sia a farlo Froome o un signore di 70 anni sulle strade bianche della Toscana poco cambia. Certo è che in una tappa del tour sono un po’ più agitato…c’è “in gioco” molto di più diciamo.

Raccontaci cosa vuol dire far parte del mondo “eroico”. Avendo seguito il circo delle eroiche in giro per il mondo, quali sono i differenti approcci tra Italia ed estero?

L’approccio in generale è simile, ogni organizzatore deve seguire delle linee guida in modo da rendere ogni evento simile e diverso allo stesso tempo rispetto a quello originale di Gaiole.

Le cose più importanti sono la frecciatura dei percorsi, i ristori e lo sforzo dell impresa. Per cui c’è sempre un percorso decisamente duro per esempio. I paesaggi della Toscana sono ineguagliabili ma ciò non vuol dire che non si rimanga stupiti davanti a quelli giapponesi o californiani.

Cosa vuol dire essere fotografo oggi? e in particolare fotografo sportivo e di sportivi.

Io ci ho provato e ci sto provando “oggi” ad essere fotografo, non so cosa volesse dire esserlo prima; ad oggi vuol dire mettersi in un marasma di gente che ha macchine fotografiche più belle della tua e che hanno imparato a far foto 2 giorni prima senza nessuna esperienza e però magari lavorano per giornali più grossi e hanno press pass più belli e luccicanti dei tuoi.


Non importa che tu sia fotografo di sport o di altro, devi avere un tuo punto di vista personale, qualcosa che ti differenzi dagli altri, altrimenti sarai solo un numero


In tutto questo i social media e in particolare Instagram, quanto hanno cambiato il tuo lavoro e la percezione degli eventi che racconti attraverso gli scatti?

Bisogna essere veloci…troppo veloci, la stessa sera post evento bisogna avere una serie di scatti pronti per la pubblicazioni; è tutto accelerato. Anni fa non c’era quest’ansia da prestazione.

E in bici ti sei mai cimentato?

Eccome, hehe, andare in bici mi aiuta a scattare i ciclisti poi! In un anno normale posso fare tra i 5 e i 7 mila km l’anno, per cui si, pedalo!

Tornando ad aspetti più tecnici, qual’è il tuo corredo fotografico tipo quando segui un evento sportivo on the road?

Cerco di portare il minor peso possibile però in generale 2 macchine fotografiche, Nikon e Fuji sono quelle che uso di piu. Un 70-200mm e un 50mm indispensabili.

niente flash – niente cavalletto – doppie batterie – anti pioggia

e un oki per eventuali mal di testa e dolori vari.

Per chi volesse avvicinarsi al mondo della fotografia sportiva, che consigli daresti? tecnici e non?

Avvicinatevi se vi piace, non fatelo perché fa figo, siamo già pieni di fotografi cosi.


Qualsiasi macchina, foto va bene per iniziare, cercate di differenziarvi, cercate di dire qualcosa che altri non dicono. Non abbiate paura di osare.

Riferendoci a tutti quelli che pedalano con lo smartphone in tasca e magari si azzardano a portarsi una macchina fotografica compatta mentre pedalano, che consigli daresti per portare a casa delle foto che abbiano un senso?

Tutte le foto hanno un senso, magari non un senso professionale ma un senso si. Sono un ricordo per cui vanno bene. Fermatevi a fare le foto, sempre, non siete pro, per cui potreste cadere molto facilmente. Io avevo una Leica compatta molto carina, ci stava nella tasca del maillot.

Concludiamo con le ultime domande di rito:

  • il più bel posto dove hai scattato: Toscana, Val d’Orcia
  • un libro fotografico e non che consiglieresti: Shantaram / qualsiasi libro di Erwitt
  • un evento sportivo che consiglieresti a tutti i ciclisti amatoriali: bikepacking da soli, ovunque. Imparate a conoscervi.

Grazie mille Paolo e alla prossima!