Cinzia in bici!

Ciao Cinzia, benvenuta nel mio blog.
Randonneur, ciclista appassionata, avvocato, blogger, insomma, di certo non ti annoi.
Sei una presenza fissa nelle randonnee italiane ed estere, membro della nazionale italiana randagi e come il sottoscritto, ti diletti nel raccontare le avventure a pedali nel tuo blog Cinziainbici.

Come spesso accade si arriva alle lunghe distanze dopo aver passato anni sulle griglie delle granfondo. Anche te hai fatto questo percorso, abbracciando la bici in età adulta.
Raccontaci il tuo percorso ciclistico.

Io arrivo al ciclismo quasi per caso. Intorno all’anno 2000, un po’ perché volevo perdere peso un po’ perché avevo bisogno di alleggerire la testa dal lavoro, decido di acquistare una bici da corsa. Per un paio d’anno mi sono dilettata con piccoli giri intorno nei pressi di casa (mia oltre i 60/70 km). Poi, ho conosciuto alcuni ciclisti della zona che mi hanno convinta ad entrare a far parte di una squadra di amatori, il Team Iaccobike, e da lì il passo è stato brevissimo per cominciare a praticare le granfondo. in buona sostanza dal 2003 al 2010 ho partecipato a diverse granfondo, ho conquistato il Prestigio di Cicloturismo per cinque anni consecutivi.
Nel 2010 decido di smettere con le granfondo poiché non mi divertivo più, l’eccessivo agonismo, le uscite finalizzate unicamente a preparare le granfondo, insomma avevo voglia di altro, di pedalare in libertà. E così scopro le lunghe distanze facendo pedalate autogestite sulle strade del mio appennino che mi hanno portato alla scoperta e conoscenza di un territorio meraviglioso.
In questi anni, dal 2010 al 2014, scopro il mondo delle randonnee. Inizio ad informarmi per capire esattamente di cosa si tratti e rimango affascinata dai racconti di alcuni randonneur in cui mi imbatto sui social. Nel 2013 partecipo alla mia prima randonnee, la Randopadana 200 km di pianura da Reggio Emilia a Peschiera del Garda e ritorno. Proprio in quella occasione scambio alcune parole con un gruppo di randonneur modenesi e la mia curiosità e voglia di entrare in quel mondo si fanno ancora più pressanti. L’anno successivo partecipo nuovamente alla Randopadana e alla Ravorando di Bologna, continuo a misurarmi sulla distanza dei 200 km. Non mi sento ancora pronta per affrontare le notti in bici.
E arriviamo, così, al 2015 dove mi decido a fare il salto. Entro in contatto con il Facebike Team, squadra di Nonantola (Mo), ove sono iscritti diversi randonneur e, con loro, partecipo alla mia prima 400 km: la “Rando de bosc” di Gambettola (FC). Inutile dire che mi si apre un mondo davanti. Tanto che, al termine di quella randonnee, decido di partecipare anche ad una 600 km, “Il Randogiro dell’Emilia”, che si sarebbe tenuto dopo circa un mese. Dopo queste due esperienze capisco di essere ufficialmente entrata nel mondo dei randonneur e di volere continuare a misurarmi sulle lunghe distanze, magari provando anche un over mille…e, infatti, nel 2016 sarò al via della 1001 Miglia d’Italia!

Da randonneur convinta, cosa c’è in più in questa “specialità” che fa innamorare chi vi partecipa?

Penso che vi sia, sostanzialmente, un modo di pedalare più umano, che non è il procedere a “testa bassa” che avevo conosciuto nelle granfondo. Un pedalare che lascia spazio alla scoperta dei luoghi, alla conoscenza delle persone, dove nascono delle grandi amicizie, dove la condivisione delle difficoltà fa sì che trovi sempre qualcuno disposto a darti una mano. “Si parte insieme e si arriva insieme” questo è il motto che ha ispirato il mio pedalare le randonnee e gli amici con cui ho pedalato in questi anni.

Sei una magica presenza femminile all’interno di un mondo che è ancora molto, troppo maschile.
Come si vive una passione sempre in minoranza?

Devo dire che io ho sempre pedalato bene e mi son sempre trovata bene in questo mondo. Non mi è mai capitato di sentirmi sminuita in quanto donna. Al contrario ho riscontrato l’interesse a far crescere la presenza femminile nel movimento delle randonnee. In questi ultimi anni la partecipazione femminile è aumentata, peraltro con presenze di cicliste davvero forti che non hanno il minimo timore a misurarsi su prove di notevole impegno: dalle distanze over mille alle Super Randonnee. Basta scorrere le classifiche del campionato italiano randonnee degli ultimi anni per vedere l’aumento di partecipazione sia in termini numerici che in termini di prove particolarmente impegnative. La governance di ARI ha lavorato bene anche su questo versante, rendendo fattivamente il mondo delle randonnee aperto ed inclusivo.
Poi, come in molti settori dello sport e non solo, c’è ancora molta strada da fare ma quella imboccata è la strada giusta.

La fotografia ha un ruolo importante nelle tue uscite, dove la fotocamera compatta non manca mai nelle tue tasche. Cosa vuol dire per te fermarsi e fotografare un momento? Cosa ti fa mettere il piede a terra per una sosta fotografica?

Fotografare ha significati molteplici per me. E’ un tenere memoria dei luoghi e delle persone, fermare un momento particolare, imprimere una emozione in una immagine. In ogni fotografia che scatto c’è un piccolo racconto. Le fotografie mi aiutano a costruire i racconti delle mie avventure a pedali.
Il piede a terra me lo fa mettere una particolare architettura, un insieme di colori che rendono un paesaggio unico in quel momento, l’espressione di un volto, un fiore o un animale. In buona sostanza è la bellezza che mi fa mettere il piede a terra e con la mia fotocamera provo a fermarla e portarla a casa con me.

Oltre alla passione della bici, come già detto in precedenza, hai un bellissimo blog che coltivi da molti anni. Cosa ti ha spinto ad aprirlo e cosa ti spinge a mantenerlo vivo.

Ho aperto il blog nel 2016, all’indomani del Randogiro dell’Emilia quando conclusi la serie di brevetti necessari per entrare a far parte della nazionale randonneur. Sentivo il bisogno di comunicare quel momento, forse soprattutto a me stessa, e quel traguardo che mai avrei immaginato di raggiungere. Scrivere è sempre stata una mia passione, ho taccuini pieni di appunti e pensieri in libertà. Attraverso il blog ho voluto provare a dar voce alle emozioni che mi suscitano il pedalare e il camminare, a raccontare gli incontri, le strade e i luoghi. Credo di averlo aperto, inizialmente, per me, quasi fosse una sorta di diario. Poi, visto che questo modo, un po’ particolare, di raccontare la bici piaceva ho continuato e continuo tutt’ora. Sinché avrò cose da raccontare continuerò a mantenerlo vivo.

Tornando al ciclismo pedalato. Parlaci della tua Paris brest Paris. Emozioni, fatiche, gioie e dolori lungo quei 1200km che scrivono la storia di ogni randonneur che vi partecipa.

La mia PBP è stata il traguardo più bello che ho raggiunto da ché partecipo alle randonnee, forse perché è stata la più sofferta e tribolata. Infatti, causa una serie di imprevisti insorti nel mese precedente, sono stata incerta sino all’ultimo se confermare la mia partecipazione.
Quando sono arrivata a Parigi, anzi Rambouillet (luogo della partenza), ho capito che si trattava di un qualche cosa completamente diverso da tutte le randonnee cui avevo partecipato. Migliaia di ciclisti provenienti da tutto il mondo, i tipi più disparatati di biciclette, un’atmosfera di festa, il sorriso stampato sul volto di tutti quelli che incontravo e non aveva importanza se non ci capivamo: eravamo tutti lì per coronare un sogno!
Due cose mi son rimaste nel cuore: l’accoglienza della gente di Bretagna e la bellezza della nazionale italiana…quelle inconfondibili maglie tricolori che si notavano ovunque e sempre festeggiate al passaggio in ogni paese.
La fatica è stata tanta, soprattutto per il tipo di percorso, nervoso, un continuo vallonato spacca gambe e ginocchia. Io li soffro moltissimo questi percorsi, tanto che gli ultimi 400 km avevo le ginocchia che urlavano dal dolore! Essendo questa la mia prima partecipazione, avevo anche una certa ansia, la paura di non arrivare in tempo ai punti di controllo (in realtà son sempre arrivata in anticipo) e il timore di non riuscire a terminarla entro le 90 ore. Questo ha fatto sì che abbia dormito pochissimo. In realtà il tempo per dormire c’era, comunque tutta esperienza, se tornerò a partecipare nel 2023 saprò regolarmi meglio.
Arrivare sulle rive dell’oceano in bici, a Brest, è stata una emozione fortissima: la stanchezza dei 600 km pedalati è svanita in un attimo, ed ho ritrovato la carica per affrontare il viaggio di ritorno.
Infine l’arrivo a Rambouillet, una gioia ed una commozione indescrivibile: avevo realizzato il mio sogno! E, poi, mio marito che mi aspettava e mi incitava sotto lo striscione del traguardo, le foto con i miei compagni di viaggio (eravamo così stanchi e suonati che negli 50 km ci siamo persi di vista e siamo arrivati ognuno per conto suo a Rambouillet…), i messaggi di complimenti che arrivavano dai miei amici dall’Italia e, infine, l’immancabile boccale di birra a suggellare il traguardo raggiunto! Nel 2023 vorrò essere nuovamente alla partenza della PBP.

Cosa diresti ad una ragazza che inizia a pedalare per caso e che si scopre innamorata della bici? Le consiglieresti subito nelle lunghe distanze?

Le direi di non emulare nessuno ma di cercare la sua strada, il modo di pedalare che più la fa stare meglio, quello che la fa divertire. E, sì le parlerei delle lunghe distanze e le direi di provare, naturalmente dopo avere messo un po’ di km nelle gambe e, soprattutto, nella testa. Perché nelle lunghe distanze la tenuta mentale è fondamentale.

Covid19 ha fatto saltare il banco e con lui, il calendario nazionale dei randagi che sta subendo continui annullamenti con la speranza che gli eventi di fine stagione possano svolgersi regolarmente. Com’è vivere quest’estate senza appuntamenti ciclistici? Per un randagio poco ci vuole a trasformarsi in un viaggiatore in sella alla bici. Hai già fatto qualche viaggio o ne hai in programma qualcuno di particolarmente sfizioso?

A gennaio avevo pressoché messo a punto il mio programma 2020, si trattava di 5/6 randonnee e un paio di idee su qualche passo che non avevo mai scalato. Ovviamente il Covid19 ha reso impossibile tutto ciò. Durante il lockdown ho provato a pensare a come riprogrammare la mia attività ciclistica e lo spunto mi è arrivato dalle letture cui mi sono dedicata. Ho rispolverato la “Divina Commedia”, ed è nata l’idea di andare a Firenze in bici. Parlandone con alcuni amici abbiamo dato vita ad piccolo cicloviaggio di due giorni tra Emilia e Toscana. Per me era la prima volta e devo dire che mi è piaciuto molto questo pedalare senza pensieri, senza la preoccupazione di arrivare al punto di controllo entro l’orario prestabilito, la possibilità di fermarsi quando e dove vuoi e, magari, anche cambiare strada.
Visto che la cosa ci è piaciuta a ferragosto partiremo nuovamente per una quattro giorni in bici nel centro Italia, tra Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna (Visto che l’intervista la sto pubblicando con un pò di ritardo, vi lascio il link di questa ultima avventura di Cinzia – vai al racconto!
Devo dire che è un modo di pedalare che mi è molto congeniale, penso che alle randonnee affiancherò anche qualche cicloviaggio d’ora in poi.

Il mondo della bici è in continua evoluzione, ma forse oggi come mai prima d’ora, l’evoluzione corre molto veloce. Da un lato l’avvento delle bici elettriche, dall’altro di modelli come le gravel, che spingono all’avventura anche chi era rimasto fedele ad uno spirito più agonistico. Cosa pensi di questo momento ciclistico? Riusciremo ad avere una cultura ciclistica degna?

Sicuramente questo è un momento in cui un numero sempre maggiore di persone si avvicinano alla bici. La e-bike, in tal senso, è un mezzo straordinario perché sta convertendo alla mobilità dolce e avvicinando allo sport tante persone. Molti ciclisti puristi considerano la e-bike come una sorta di demonio e, a mio parere, sbagliano, perché più e-bike corrispondono a meno auto in circolazione e questo non può che essere in bene. Così come la diffusione delle gravel contribuisce alla conoscenza ed alla scoperta del territorio, un mix di strada e fuoristrada che ti consente di scoprire percorsi a contatto con la natura e fuori dal traffico.
Io queste novità le vedo con estremo favore, soprattutto se contribuiscono ad avvicinare sempre più persone alla bici. Poi, certo, la cultura ciclistica, ma non solo, in generale quella sportiva e della mobilità alternativa, del nostro paese deve essere ancora in larga parte costruita. Però io sono ottimista, di segnali positivi se ne intravedono. Ci sono diverse associazioni che lavorano in questo campo, tra cui ARI, Audax Randonneur Italia, che opera fattivamente entro AMODO – Alleanza per la Mobilità Dolce, oppure con il progetto delle Riciclovie, la rete delle strade secondarie che possono avere una vocazione per il cicloturismo. Insomma si sta seminando, i frutti li vedremo tra qualche anno. Poi occorrerebbero scelte coraggiose a livello politico…

Torniamo ai sentimenti prima delle tre domande finali. Una domanda semplice da scrivere che potrebbe aprire infinite pagine di racconti: cos’è per te le bici?

Ti rispondo in maniera semplicissima: la bici mi fa sorridere sempre e comunque, è il migliore antidoto contro la tristezza e l’amarezza. Poi è anche tanto altro, ma principalmente è questo. Come dice Nicola, un amico ciclista della mia zona: “dopo un giro in bici la vita ti sorride”. Ecco, per me la bici è questo: ridere e sorridere.

Non posso salutarti prima delle rituali tre domande finali:


il posto più bello dove hai pedalato?
Ce ne sono tanti di posti belli dove ho pedalato…il primo che viene in mente, e per questo forse è il più bello, è il Passo Giau.


un libro che consigli, può essere ciclistico o no
Solo uno è poco, considerato che sono una divoratrice di libri. Comunque, anche qui il primo che mi viene in mente: “Velopensieri” – Ediciclo Edizioni, di Francesco Ricci, scrittore e ciclista modenese. E’ anche grazie a questo libro che ho iniziato a pedalare sulle lunghe distanze.


l’evento sportivo-randagio che val la pena di essere vissuto almeno una volta nella vita.
Questa è una domanda facile: la Parigi Brest Parigi.

Grazie!

Qui sotto tutti i riferimenti per seguire Cinzia online!

Riferimenti blog: https://www.cinziainbici.it/
Riferimenti social: Facebook Cinzia Vecchi; Instagram cinziainbici; twitter @cinziainbici; YouTube Cinzia Vecchi (anche se, al momento, c’è pochissimo materiale).