Mamma…senza mani!

Diciamocelo, la bici a volte sarebbe proprio da buttar giù per l’argine!

Oggi era così pesante, lenta scomoda che non ne voleva proprio sapere di andare avanti.

Era ancora pensierosa, un filo stanca, allo stesso tempo alleggerita ma ancora vuota di energie. Se n’era stata quasi tutta la settimana da sola in garage, occupata in altre faccende con una scadenza importante da rispettare nel fine settimana.

Sono stato insegnante di materie ciclistiche, o per meglio dire, ciclo turistiche amatorial sportive, all’interno di un webinar organizzato dalla società leader in Italia per la gestione degli eventi sportivi.

Un onore, ma anche un onere. 

Non ho mille mila chilometri alle spalle e bandierine piantate nei vari paesi del mondo, per permettermi il lusso di gestire il tutto attraverso il racconto di aneddoti. Certo con The Cycling Corner ho imparato un pò a parlare in pubblico, ma dovrò toccare argomenti ormai impolverati e una sola chiacchierata con gli iscritti sui vari aspetti di cartografia e di attrezzatura dedicata ad un cicloviaggiatore sportivo alle prime armi non sarà sufficiente per uscirne vincitore. Dovrò dare informazioni utili, che valgano almeno il costo di iscrizione a questo webinar. Informazioni magari nuove che non siano facilmente reperibili in rete.

Prima lezione su cartografia, GPS e realizzazione di tracce. Un’ora in tutto per parlare di argomenti che ricoprono anni di studi universitari è una sfida bella e buona, ma parto con il piede giusto, e dopo la figata della Tavola Peutingeriana, svolo via liscio sugli argomenti restanti andando persino lungo con i tempi.

Ripartire è anche questo, rimboccarsi le maniche e provare a fare il meglio.

Dopo la prima lezione un tremendo mal di testa mi tiene compagnia fino al giorno successivo, ma sento che il valico l’ho quasi passato, visto che l’argomento della seconda lezione è più pratico e in qualche modo mi sento più a mio agio.

Seconda lezione sull’attrezzatura per partire. Bici, borse bikepacking, rimorchi per bambini. Qui vado con il rapportone, mettendo in bella mostra un lavoro che avevo fatto per TCC sul confronto delle geometrie delle varie bici, e poi via in volata sulle borse per bikepacking che l’amico Roberto di Kickingdonkey mi ha fatto avere, vincendo a mani alzate con i consigli sulla scelta del rimorchio e sulle modalità di viaggio con prole.

Finita la seconda lezione sono cotto, peggio di un’uscita in gruppo a tutta.

E’ stranissimo e faticoso parlare ad una platea senza volto, senza voce.

Riscontri positivi, sembra proprio che sia riuscito a passare l’esame anche questa volta, ma la fatica è stata tanta e la sento nelle pedivelle che non girano. 

Sbuffo, ho già caldo, provo una prima salita ma a metà mi giro mandando a quel paese anche le strade all’insù. Ritrovo la ciclabile, vento contro. Non è giornata per il vento contro. Sono a disagio e i chilometri percorsi sono ridicoli, ma mi sento in sella da una settimana filata. Scelgo una salita che non faccio spesso, ma che mi consente di svalicare verso casa. Arrivo in cima pedalando il più agile dei rapporti, fregandomene del tempo di salita e poi via, verso casa.

Oggi è giornata da “senza mani”.

Poco più di trenta chilometri ad un’andatura più che rilassata. Questo il bottino della giornata.

Poi sfoglio un pò instagram e le domande sorgono spontanee. La moda del momento (forse lo è da molto) è sempre quella del cielolunghismo, pubblicando il report del giro. Sotto le tre centinaia sei una schiappa. Sotto il Monte Bianco di dislivello, datti all’ippica. Ma come fanno? Io sono uscito dalla quarantena sfatto; an si i rulli! Ma quando avevo i rulli, dopo un’ora ero cotto e solo il pensiero di preparare un trecento chilometri sui rulli mi fa ammalare gravemente. In realtà penso sia un’enorme invidia. L’idea che la vita altrui sia sempre meglio. Inspiro, espiro: la mia vita è una figata così, ma…vi prego, ditemi che non sono solo, che anche voi uscite con le gambe che fanno male e che sopra i cinquanta chilometri vi sentite una leggenda!