ALEX LUISE – photo & BIKE

Seconda intervista della serie GeoBracc Interviews. Oggi farò qualche domanda ad un mio conterraneo e oltre alla vicinanza geografica ci uniscono due passioni: il ciclismo e la fotografia. La prima non la pratichiamo seriamente nè io, nè lui, ma nella fotografia, lui è il professionista, io l’amatore della domenica! Allora diamo il benvenuto ad ALEX LUISE.

Come prima domanda obbligatoria ti chiedo una breve presentazione

Ciao a tutti. Sono Alex Luise, e sono un Fotografo Professionista. Abito in provincia di Padova, vicino alla città murata di Montagnana. Amo la vita all’aria aperta e la bicicletta.

Com’è nata la tua passione per la fotografia e in particolare per la fotografia sportiva.

Bella domanda, sono sempre stato uno sportivo ed amante degli sport. Da giovane giocavo ad Hockey su prato e a pallamano nella squadra dell’ITIS di Este. Mi piacciono lo snowboard, il surf, e ho un grande amore per le due ruote come Bmx e Mtb. La mia prima bike seria è stata una Kona come molti appassionati, presa da Nico Spider (noto negozio di bici della bassa padovana), che è sempre stato un precursore delle mode. Ho iniziato a fotografare dopo con un corso di fotografia, tenuto dal bravo Paolo Gabaldo: fotografo matrimonialista con grande esperienza. Di quelli veri che scattava, con tre Hasselblad al collo, zero esposimetro interno, tutto manuale e pellicola. Lì non puoi improvvisare. Fotografi con certa esperienza non ci sono più. Grazie a lui mi sono avvicinato alle foto, con una Yashica FX3 2000 Super, tutta manuale! Scattando in pellicola e diapositiva, quante foto bruciate, sbagliate, sovraesposte. Poi ho iniziato a fotografare gli amici in bici d’estate e snowboard d’inverno. Quante scansioni e soldi spesi in Provia, Sensia e Velvia (famose pellicole Fujifilm). Ma è stata una gran scuola con il senno di poi. Il passo da amatore a professionista è avvenuto pian piano. All’inizio ero sprovvisto di P. IVA e quando sono arrivate le prime richieste serie da parte di qualche azienda, per fare dei lavori me la cavavo con la ritenuta d’acconto ma non è la stessa cosa rischiando di rimanere sempre uno a metà. Lavoravo nel settore della moda per un’azienda del lusso, e da li ho deciso di mollare tutto e fare il salto, lasciando certezze, uno stipendio sicuro e benefit. Perché? Perché non mi va di essere odiato dai colleghi quelli veri. Credo che il piede in due scarpe non sia etico e crei solo danno ai veri professionisti che investono tempo e risorse nella loro vera ed unica attività. Lavorare a “tempo perso”, rovinerebbe solo il mercato danneggiandolo, sminuendo la professione e soprattutto ci si rende meno credibili agli occhi delle aziende che ti cercano.

Così son partito…

Ph Alan Beggin

Cosa vuol dire essere fotografo oggi? In particolare fotografo sportivo e di sportivi.

Essere fotografo, aggiungo Professionista fulltime è una giungla nel 2020. Dopo questo Covid-19, le cose si sono fatte ancora più serie ed impegnative, già lo erano prima tra pressione fiscale, burocrazia, investimenti e sacrifici, senza contare la concorrenza sleale e sottocosto. Quando si è un professionista, a differenza di come potrebbe sembrare, si scatta poco o non quanto si vorrebbe. La maggior parte del tempo va in rapporto con i clienti, organizzazione lavori, editing, contabilità, trasferte ecc.ecc. Quindi la parte di “schiaccio il bottone” è l’ultima…purtroppo.

Essere un professionista comporta grandi responsabilità per scadenze e consegne ed ovviamente deve soddisfare le esigenze del committente e spesso si lavora non per creatività propria ma in base a linee guida ben definite dal marketing. Bisogna essere sempre al massimo perché non esistono a mio avviso, committenti di sera A e B. Un cliente deluso è un cliente perso e spesso il lavori arrivano per passaparola. Quindi è facile “bruciarsi”! Inoltre, molto spesso i clienti te li contendi con chi fa questo “lavoro” come hobby, come secondo o terzo lavoro. Però il rovescio della medaglia c’è. Grandi soddisfazioni nel fare qualcosa di tuo al 101% per te e la tua famiglia. Lavorare 15 ore al giorno, zero ferie, lavorare sette giorni su sette per un obbiettivo e portarlo a termine. Credo che ci voglia solo tanta passione e sacrificio. Applicare tutto questo alla sport che ti piace è bello, perché lavori con Atleti veri, gente che come te è del settore e fa sacrifici. Distanti da casa e dagli affetti per il loro lavoro, ma tutti appassionati. Lavorare con gente appassionata rende tutto più facile, non si lamentano perché si rema tutti verso la stessa direzione. Si creano forti rapporti di stima e fiducia, sia con le persone che con le aziende. E’ tutto molto gratificante e non parlo di soldi ma di puro rapporto lavorativo. Una cosa in cui credo fermamente è che “non si è mai arrivati” perché la fotografia è in evoluzione giorno per giorno.

Un esempio, con i colleghi professionisti che lavorano in Coppa del Mondo c’è sempre rispetto e aiuto reciproco, si scambia una bottiglia di vino, si fa una battuta, credo perché si è tutti sulla stessa barca.

Ph Augusto Caire

Sei particolarmente legato al mondo mtb gravity e hai fotografato grandi atleti. Ci puoi raccontare un aneddoto, un ricordo che ti sta particolarmente a cuore relativo ad un evento o personaggio particolare?

Aneddoti tanti in questi anni, non saprei uno più bello o meno. La cosa che mi ha sempre colpito sono i Campioni. Ho avuto la fortuna di lavorare e conoscerne alcuni e sono tutti modesti e low profile, certe volte imbarazzanti per come sono alla mano e zero “vip”, bellissimo!

Sei comunque in mezzo al mondo che pedala. Come pensi ne uscirà da questo periodo che bene o male ha cambiato radicalmente, le abitudini di tutti noi?

Si, sono pure io prima di tutto un ciclista anzi “cicloamatore”, i “Pro” fanno un altro sport! Secondo me ne usciremo bene per quanto riguarda la vita outdoor. Queste settimane vedo molta gente andare per sentieri, sterrati e boschi. Prima non trovavi mai nessuno, erano tutti al centro commerciale a guardare la vetrina dei telefonini, per comperare l’ultimo smartphone? Quindi ben venga più gente all’aria aperta, con educazione e rispetto ovviamente ma è un bene per loro e per tutte quelle zone abbandonate da anni che meriterebbero di essere riscoperte e valorizzate. Ormai l’offerta di biciclette e prodotti è molto ampia, pure troppo. Manca l’educazione di dove andare, cosa fare e cosa non fare! Per esempio si vede ancora molta gente senza casco! Ecco forse più cultura della bicicletta sarebbe buona cosa! Recentemente ho realizzato un video in stop motion, avevo del tempo durante la quarantena e come messaggio finale c’è un “La bici ci salverà”, perché senza cercare molto abbiamo già sotto il sedere quello che fa bene al fisico, alla mente ed alla natura.

Ph Augusto Caire

Parlando di Gravel. Viaggiando avrai visto approcci diversi a questo modo evasivo di andare in bici. Negli States ha un aspetto ludico/agonistico, forse anche in UK, mentre qui in Italia si sono subito eretti paladini e difensori della purezza incontaminata del gravel made in Italy che aborra qualsiasi aspetto agonistico. In questo periodo forzatamente non competitivo, il gravel potrebbe avere la spinta decisiva per guadagnarsi le simpatie di molti. Che ne pensi?

Credo che all’estero ci sia molto spesso un approccio più consapevole alle cose, più organizzato. Ma lo si vede in tutti i settori della vita. Lo stesso lavoro di Fotografo è considerato un lavoro vero. Per la bici stessa cosa, c’è più cultura dell’outdoor e vita all’aria aperta, anche se hanno un meteo sfavorevole. Qui da noi gira tutto sul calcio e gli altri sport non sono veri come il calcio, ma “passatempi”. In UK vedi che girano su collinette di 200 mt. se va bene e si divertono. Hanno fondi e risorse per lo sport e poi i risultati li raggiungono in tutte le discipline, non solo nella bici. A Fort William quando arrivi vedi questo parcheggio vuoto, tutta ghiaia il nulla attorno. Ti chiedi ma è il posto giusto? Poi arriva il giorno della gara e ci sono 15.000 persone. Da dove arrivano? Tutti paganti, tutti educati con la loro birra. E se piove? Amen, “This is the game”. Il gravel potrebbe essere l’anello di unione tra lo sport, inteso come fatica, allenamenti ed il turismo. A mio modesto parere, la bicicletta è economia e porta economia. Sono finiti i tempi dove il turismo è stare sotto un ombrellone tutto il giorno. C’è chi vuole vacanze più dinamiche, magari in sella e scoprire borghi ed angoli del nostro paese che puoi vedere ed assaporare solo con le due ruote a pedali ed anche con batteria per chi non riesce. E’ bello vedere che ci sono realtà in Italia che hanno capito ed investono in questa direzione. Trentino, Valle d’Aosta, Alto Adige stanno portando avanti delle politiche interessanti e certi posti sono diventati ormai un riferimento.

Tornando alla fotografia. Raccontaci un pò cosa vuol dire preparare un evento o uno shooting e quanto lavoro c’è prima e dopo quello scatto.

Lavorare ad un evento, oppure ad uno shooting, per esempio di un catalogo, sono due approcci completamente differenti, con tempistiche e metodi diversi. Quando si lavora ad una gara si deve fare il massimo in poco tempo e non si può sbagliare. Esempio se abbiamo la necessità di seguire un atleta, magari lo vedremo passare davanti a noi due o tre volte? Quindi bisogna evitare di sbagliare. Posizioni precise, zero indecisioni e sapere quello che si fa. Nelle gare bisogna lavorare anticipando i tempi per non restare fregati e si lavora in tutte le condizioni. Pioggia, sole, neve e freddo! Una volta che la gara è conclusa arriva il bello, la parte in sala stampa dove le immagini vengono preparate e spedite. Il tutto è molto frenetico, sveglia presto, giornate infinite, sempre di corsa, si mangia (a bordo pista), si cammina molto in su ed in giù, ma la soddisfazione quando tutto è finito ti ripaga dello sforzo. Per quanto riguarda uno shooting la cosa invece è programmata. Si sa a priori cosa fare, dove e con chi. Ci sono degli scatti che non devono mancare, magari richiesti espressamente dal committente e poi si deve mettere del proprio. Non sempre shooting è sinonimo di libertà creativa, infatti in certi lavori bisogna seguire delle linee guida dettate dal marketing. La responsabilità è molta e non si può fare perdere tempo e soldi investiti in questo lavoro dal committente. Soprattutto quando ci sono molti prodotti da fotografare e tutto deve combaciare perfettamente perché non c’è modo di rimandare a causa di scadenze strette, tipografie che aspettano, fiere in arrivo. Qui la gratificazione è riuscire a soddisfare le esigenze del cliente nei tempi, mettendoci quel qualcosa in più.

Ph Fabio Garella

Per chi volesse avvicinarsi al mondo della fotografia sportiva, che consigli daresti? Tecnici e non.

Sembra scontato ma bisogna leggere il libretto delle istruzioni! Molto spesso mi dicono “non l’ho letto, bisogna?”. Quindi questa è la base. Se non si conoscono i propri strumenti non si possono sapere i limiti e di conseguenza muoversi. Per quanto riguarda la foto da fare, direi che bisogna fotografare ciò che si conosce e si comprende. Non andrei mai a fotografare barche, non saprei cogliere quelle sfumature che sa vedere chi conosce il settore. Ci vuole tempo, provare e riprovare. Non si diventa fotografi in un giorno o comperando una reflex. Si inizia come “fotoamatore” che è il termine corretto, amante della fotografia, Poi tempo ed esperienza faranno il loro corso, studiando ed impegnandosi. Non si diventa Chef acquistando una cucina. Purtroppo la fotografia sportiva richiede un certo tipo di attrezzatura, con caratteristiche tecniche adeguate che comporta un grosso investimento economico iniziale. Lavorare all’aria aperta con pioggia, fango neve, non sempre fa bene al corredo. Le mie reflex sono spesso in assistenza ed i corpi macchina sono tutti segnati, pregiudicando la loro vendita nel mercato dell’usato.

Per tutti i ciclisti e non che leggono, che consigli daresti: cosa non fare quando si vuole fare una foto? Magari sfilando lo smartphone dal taschino in tutta fretta. Un trucco per portare a casa una bella foto o meglio dire un buona foto? Sempre che ce ne sia uno.

Trucchi? Credo che la fotografia sia la cosa più personale del mondo. Diffidate da quei guru che vi vendono il preset figo o il corso figo. La Fotografia siete voi, quello che vi piace, in quel momento, perché magari tra tre anni sarete rapiti da altri soggetti. Se pensiamo che i Grandi Maestri della fotografia hanno dedicato una vita per trovare la loro visione personale, come può un youtuber insegnarvi cosa è giusto e cosa no per voi? Io non sono un maestro e non ci tengo ad esserlo, ho ancora molto da migliorare, però posso consigliarvi di pensare autonomamente e portate a casa un ricordo, il più bello per voi. Lo scorcio, la strada, il contesto. Con il telefonino, o la compatta visto che ormai fanno tutti delle belle foto. Vi può sembrare banale, ma fotografate ciò che piace a voi. E la tecnica? Serve fino ad un certo punto poi stop.

Ph Mauro Marotti

Ultimissima domanda e poi ti lasciamo. Il più bel posto dove hai scattato?

Il più bel posto? Ci sono tanti posti belli dove sono stato. Mi piace molto la Scozia, ma mi ritengo fortunato ad abitare in Veneto. Regione che abbraccia mare, lago, pianura e montagna. Non ho mai avuto grandi risorse per viaggiare e visitare posti visti e sognati solo nei video di mtb. Però questo mi ha sempre spinto a cercare e a valorizzare “la fotografia a Km zero”. Riuscire a vedere il bello anche nella collinetta vicino a casa o la strada di campagna: uno stimolo e non uno svantaggio. Sfido chiunque che abita in Italia a dire che nel raggio di un’ora di macchina da casa sua non ci sia un posto figo e caratteristico.

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare tante persone e non vorrei dimenticare nessuno che mi hanno sempre spronato, aiutato, condiviso momenti di vita, sostenuto e risposto fiducia nel mio lavoro. Un grazia ad Angela la mia compagna. E poi ho passato bei momenti con i ragazzi del Team Argentina Bike, il team 360 Degrees, Ancillotti Factory! Un grande ringraziamento al Randagio Doc Pippo Marani. Non vorrei fare torto a nessuno ma sono davvero tante persone ed amici! Grazie di cuore a tutti. Grazi a voi per questo spazio. Colgo l’occasione per invitarvi a sostenere il progetto dell’amico Walter Belli e la sua campagna di raccolta fondi!

https://walter7.com

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Web www.alexluise.comwelovetoride.it