Silla Gambardella – pedalare e scrivere tra Italia e Olanda

Ciao Silla. Presentati brevemente per tutti coloro che non ti conoscono.

Ciao Andrea, ho 37 anni, milanese, scrittore e giornalista, appassionato di bici e soprattutto amante del viaggiare in bici, ora vivo in Olanda. 

La voglia di ri-partire con le interviste, dopo l’esperienza di The Cycling Corner, mi è venuta terminata la visione del tuo ultimo video su youtube dove con la tua compagna avete pedalato interamente su piste ciclabili per ottanta chilometri unendo due importanti città olandesi. Parlaci un pò di quest’avventura ciclabile.

L’idea è nata perché volevamo andare a trovare la famiglia della mia compagna. Noi abitiamo a Utrecht, la sua famiglia a Eindhoven, 80 km più a sud. Di solito ci saremmo andati in treno, ma stiamo ancora vivendo il Covid-19 e il governo olandese, benché non abbia mai optato per un lockdown totale, tuttora disincentiva l’uso dei mezzi pubblici. In bici ci si è sempre potuti muovere, purché da soli o in coppia. E così abbiamo deciso di coprire la distanza pedalando. Andata e ritorno. 

Nello stesso tempo, so che in Italia si sta discutendo molto dell’uso della bici per ripartire dopo il Corona Virus. E così ha avuto l’idea di girare un video per testimoniare come funziona la mobilità su due ruote qui in Olanda. Con l’augurio che possa essere di esempio anche per il mio paese. 

A dire il vero, uscendo di casa potrei fare pure io la vostra distanza interamente su ciclabili. Pensando all’anello Euganeo o all’anello ciclofluviale padovano e oltre. Ma ci sono differenze sostanziali. Oserei dire che le ciclabili degne di nota in Italia sono ancora a scopo prevalentemente turistico, mentre in Olanda sono viste come arterie per la mobilità. E’ corretta questa affermazione?

Potrei riassumerti il concetto in questa frase: in Olanda bici e auto sono due mezzi di trasporto con uguale dignità ed entrambi hanno diritto (e hanno a tutti gli effetti) una propria strada per la circolazione. Ovunque. Dove hai una strada per auto, di fianco ne hai una per le bici. La ciclabile non è un’opzione. È una presenza costante. E non è solo un “pezzo di asfalto colorato” o una corsia rubata alla carreggiata. Ha i suoi cartelli segnaletici, le sue precedenze da rispettare…

Se tu guardassi la mappa di ciclabili dell’Olanda, la vedresti fitta come quella per le auto. È una vera e propria rete. 

Non so se sei aggiornato sugli ultimi infiniti Decreti Legge emanati dal Governo Italiano, ma sembrerebbe che nel DL della ripartenza, siano previsti degli aggiustamente alla viabilità per salvaguardare un pò di più il ciclista urbano. Si parla di una bike line e della famosa “casa avanzata”, ossia la possibilità di fermarsi a ridosso del semaforo per bici e monopattini e più indietro gli altri veicoli. C’è però la solita fregatura soprattutto per la bike line:

“Lo dimostra innanzitutto l’ambiguità della norma sulla bike line, che si premura di precisare che essa è solo una parte della corsia normale, delimitata da una striscia bianca discontinua valicabile, a uso promiscuo. Quindi, non una vera e propria corsia riservata, ma solo «destinata» a bici, e-bike e monopattini elettrici

Vedremo come sistemeranno queste novità, senza prevedere minimamente una decongestione del traffico automobilistico.

Com’è da quelle parti? Si può realmente utilizzare la bici in sicurezza anche in città?

Ho letto del decreto. Ti racconto cosa succede qui. Negli ultimi anni, soprattutto nel centro di alcune città, dove lo spazio è limitato, quelle che erano le strade per le auto sono diventate strade condivise, dove però al bici ha sempre la precedenza sulle auto. E questo è stato fatto per incoraggiare la mobilità sostenibile. Questa tipologia di strada si chiama “fietsstraat” (a differenza della ciclabile per sole bici, che si chiama “fietspad”). La fietsstraat spesso si caratterizza per la presenza di un dosso che percorre tutta la carreggiata, dividendo le due corsie di marcia. In questo modo, quando un auto deve superare una bici, deve per forza di cose rallentare parecchio, quasi fermarsi. Gli olandesi sanno che se devono compiere un tragitto in città, in bici sarà molto più veloce e pratico che in auto. Ragione per cui sono tutti a pedalare, dal ragazzino che va a scuola alla sciura Maria che si carica la bici di borse piene della spesa. 

La domanda è: in Italia basterà una striscia per terra per fare convivere ciclisti e automobilisti e magari modificare le abitudini dei più sedentari?

Ancora sulla circolazione cittadina in Olanda (e forse qualcuno leggendo storcerà il naso): qui vedo molti pendolari che magari vivono in periferia e la mattina li vedi muoversi in ebike, con il loro caschetto e la venitquattrore legata sul portapacchi della bici. Alcuni di loro compiono anche 30-40 km per raggiungere il posto di lavoro. Ah, qui le ebike hanno già le targhe…

Usciamo un pò dalla viabilità e inoltriamoci nei sentieri che più ci piacciono e ci stimolano.

Bici e scrittura. Come si coniugano nella tua vita?

La scrittura è una passione che è diventata il mio lavoro. La bici è una passione che mi aiuta a svolgere meglio il mio lavoro. A volte prendere una boccata d’aria e pedalare rinfresca anche le idee e stimola l’ispirazione. 

Tornando all’attualità, come pensi cambierà, se mai cambierà, la visione di quella parte di sfera ciclistica agonistica, visto che oramai si sta andando verso un anno senza alcuna competizione amatoriale. Potrà giovare ad una meno esasperata visione dell’andare in bici? Sarà, forse, l’esplosione del mondo gravel/avventura che tanto sta andando di moda ultimamente?

La bellezza della bici è che ognuno la può vivere alla velocità e alla dimensione che vuole. Forse in Italia, anche a causa di scarse infrastrutture, la bici raramente è vista come un mezzo di trasporto, ma più come un mezzo di… diporto (perdonami la rima). Tuttavia, per i nostri nonni non era così. Io ho sempre la speranza che le nuove generazioni riscoprino anche la dignità della bici come mezzo quotidiano per: andare al lavoro, fare la spesa, incontrare amici al bar (quando il Corona ce lo permetterà ancora…). Esperienze come il gravel/avventura di certo aiutano a riavvicinare le persone alla natura e alla dimensione sociale della bici, e ad allontanarle dal cronometro. 

Da amante di viaggi e ricordando il tuo libro “L’Europa in bici” tratto da un viaggio durato trentuno giorno attraverso il nostro continente, quali mete consiglieresti per una vacanza sui pedali?

L’Italia. Dalle Dolomiti alla Sicilia. 

Per ultimo non posso che chiederti dei consigli letterari. Uno a sfondo ciclistico e uno libero.

Letterario ciclistico: “Chino verso Nord”, di Willy Mulonia. 

Non ciclistico: adoro Calvino, perciò uno dei suoi libri. 

Grazie mille Silla, alla prossima!

Per chi volesse seguire Silla, qui i suoi riferimenti social

Strava: strava.com/athletes/20971998