Pendolarismo FASE2

Guardo e riguardo gli orari ferroviari, perchè dopo due mesi di inattività

Guardo e riguardo gli orari ferroviari, perchè dopo due mesi di inattività pendolare, chissà cosa si sarà inventata Trenitalia, tanto più in un periodo come questo. Niente di strano, solito orario, solito treno che arriva da Bologna per far il carico a Ferrara e ancor più a Rovigo e poi tutti allegramente a Venezia. Metto la sveglia in abbondante anticipo perchè è un pò come il primo giorno di lavoro. Pensi che potranno succedere mille piccole disavventure e poi chissà se ci sarà sempre il buco nero temporale che ingoia minuti poco prima di uscir di casa. Doccia, scendo a gonfiare le ruote della bici, (sono in netto anticipo), preparo lo zaino, yogurt veloce; minchia è tardi!!! 

Maledetto buco nero temporale!!!

Infilo il mio vecchio e caro giubbino rosso, perchè oggi, come tutti i primi giorni di lavoro, il cielo non è limpido, è macchiato, velato, insomma non una bellissima giornata, magari pioverà anche. Inforco la bici che sembra in forma, anche se ha sempre questa pedivella sinistra che scatta e mi fa pedalare a singhiozzo. Devo ricaricare il portafoglio, bancomat, e via in stazione. 

Solite rastrelliere disastrate, forse messe ancora peggio del solito. Togliamo il forse. Il parcheggio bici di Monselice è semplicemente squallido, degradato, in-accogliente per quella che dovrebbe essere la porta d’ingresso sud al parco regionale dei Colli Euganei con il suo stupendo anello ciclabile. 

Accaldato, sbuffante con sta mascherina che mi appanna gli occhiali e non mi fa recuperare il fiato speso per arrivare in orario all’appuntamento con il regionale 2222. Salgo nella porta indicata, e poi su al piano alto per il mio solito sedile blu contromano.

Nessun vicino, se non uno dall’altra parte del corridoio: in-guantato, in-mascherato, in-capucciato. Forse è morto, ma non lo sa.

Mi in-muchino le mani, abbasso un pò la mascherina per vivere almeno un giorno senza nebbia in questa piana grigia, apro il kindle, accendo spotify via: Terme Euganee, Padova, Mestre-Venezia, Venezia S.L.

Cerco segnali di cambiamento, ma non ne vedo. Tutto, almeno quello che è in movimento sembra correre come e più di prima. 

Ecco le persone al volante che mi piace osservare dal ponte della Libertà, sono quasi tutte mascherate. Anche li, anche li dentro a quelle quattro lamiere, chini, per non infettar il cruscotto. Massimo rispetto per il bussolotto di latta!

Scendo

Desolazione

Percorsi obbligati

Passo per sezioni della stazione che normalmente non frequento

Chiuso

Chiuso

Chiuso

Chiuso

Nastro bianco e rosso

Esco

Piazzale vuoto, vaporetti non ce ne sono, taxi neppure, gondolieri no.

Un primo bar take away mi tenta di brutto, ma prenderò il caffè più avanti.

Faccio la solita strada per arrivare a Rialto, calli sconte, vie traverse che normalmente pestano solo i veneziani. Non ci sono, non c’è nessuno che cammina sopra questi masegni. 

Rialto, il cuore, morto. 

Serrande abbassate e via.

Una gardaland aperta solo agli inservienti, questo è Venezia oramai.

Il contrasto tra terraferma e città lagunare in questi primi giorni di riapertura post covid, è impietoso. Da una parte si vede la ripartenza, per quanto confusionaria e forse malefica, dall’altra si vede il ristagno, il vero volto di quello che rimane città. 

Torno allargando il giro per vedere se c’è vita in altri angoli. Strada nova: c’è vita.

Gruppi di adolescenti mascherati, indifferenti, sembrano condurre la vita come sempre, come prima di questo virus che ci ha imposto restrizioni come mai nessuno. 

Guardo l’ora e inevitabilmente sono in ritardo. Accelero il passo anche perchè da questo lato non ho i riferimenti spazio/temporali per capire il vantaggio o svantaggio rispetto a trenitalia. Accelero con la mascherina che mi fa correre una Marathon des sabbles senza volerlo.

Treno: salgo da una porta qualsiasi in questo treno pre virus, mi siedo dove voglio in questi posti pre/virus, apro il kindle, accendo spotify come in un qualsiasi giorno pre/virus.

Padova, si aprono le porte, sale un compagno pendolare: in-guantato, in-mascherato, in-capucciato. 

È lui, È’ vivo.

Ormai tutto è passato, bisogna correre. Il terrore di un default finanziario farà sfrecciare anche le 500 alimentate a metanolo, i furgoncini diesel zero. Deregulation sarà la parola vincente. L’ambiente, chissenefrega! Il sociale, chissenefrega! Gli ultimi? Chissenefrega tanto erano già ultimi. Correre e fanculo anche i buoni propositi di ripensare!

Il primo che riapre VINCE.