pedalare all’alba

Ho ripreso con immensa fatica. Non avendo molte alternative, se voglio mettere un pò di chilometri nelle gambe, devo alzarmi presto e pedalare prima di andare al lavoro. Questo vuol dire sentire la sveglia alle 4:45, litigare con il tepore del letto, vestirsi di fretta e iniziare a pedalare alle 5. Un’ora e quarantacinque di tempo massimo, altrimenti si perde il treno.

L’età avanza e con lei la capacità di essere subito pimpanti decresce di giorno in giorno. Parto che ho ancora l’ultimo sogno nella mia mente e fatico a concentrarmi sulla pedalata. Il respiro è subito corto, bisogna iniziare a dar del lei al corpo, a prendersela con un pò di calma , finchè il fiato sullo scaldacollo non diventa tiepido.

Il giro bene o male è quello, sapendo a memoria orari di passaggio e possibilità di piccole deviazioni.

Oggi non piove.

Oggi non piove, ma ho lasciato la macchina a casa.

Sono un pò in ritardo perché mi son fermato a suonare al campanello di amici per buttarli giù dal letto. Dai dai, suona e scappa!!!

Sarò passato per quella stradina centinaia di volte, quasi sempre di mattina presto o alla sera tardi. E’ una stradina secondaria che costeggia un piccolo canale irriguo. Corre alla base dell’unghia di un piccolo, vecchio, colle, ormai invisibile perché mangiato. Mangiato per farne cemento. Un pò di quei minerali magari sono nelle mura delle nostre case, chissà. Nè è rimasta solo l’unghia che s’attacca alla pianura e che rende la vista meno monotona. Dislivelli minimi che muovono la luce che per un attimo ti fanno dimenticare che stai correndo per non perdere il treno.