vendesi…

Ormai giro con lei nello zaino dal giorno che l’ho portata a casa. Spesso viene a Venezia e torna a casa senza vedere la luce, vuoi perchè i passi calpestano sempre gli stessi masegni, vuoi perchè non sono nello stato d’animo giusto, vuoi perchè di tracolle senza senso se ne vedono a migliaia tra un canale e l’altro. Ma c’è una foto che vorrei fare, o meglio, volevo fare, che mi passa in fianco ogni sera verso le 17:30. Sono in due tra i sessanta e settanta. Uno alto, uno basso. Tutti e due curvi, piegati; quello basso ancor di più, e forse per questo sembra così basso. Quello alto è il classico “mandolon” dall’atteggiamento un pò goffo, cresciuto in fretta senza prendersi le misure. Il compare è curvo, si l’ho già scritto, ma è proprio curvo, ripiegato sulla sua chitarra portata a mò di chitarrista rock duro, bassa sulle ginocchia. Il lungo tira di archetto, l’altro molla plettrate sulle corde. Ne suona una alla volta, con il plettro molle che fa quel “blean” da note gitane malinconiche mentre accompagna le armonie stridenti del socio. Sono sempre li, sempre con abiti grigio-nero che san da orchestrina ufficiale. Sono sempre li, prima del campo. Non è un passaggio particolarmente turistico, anzi, ma forse non possono permettersi masegni più redditizi. Il lungo in piedi, il basso appoggiato a quel pannello di trucciolato da cantiere che copre una porta. È in vendita, non il chitarrista, ma evidentemente il possibile negozietto di mascherine che gli sta alle spalle. Lo so perchè, sopra la testa ricurva, c’è una targa rossa con scritto “VENDESI”. Suonano le stesse note da chissà quanti anni, con il cappello davanti ai piedi. Non sono invadenti, non sono da “dottore…dottore…dottore del buso del cul…”, non sono da rosa rossa, sono li in quei quattro masegni con la loro vita, con quelle dieci corde in due.
Poco prima del solito sedile blu contromano…