lo schianto

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Ho questa foto, l’ho fatta assieme alle bimbe durante una breve passeggiata in val di Fiemme, nel versante sinistro dell’incisione del rio Stava. Il prossimo anno saranno 35 anni da quella disgrazia che spazzò via tutto. Anche allora non curanza, superficialità.

Sono 5 mesi da quella furiosa notte che spazzò via ettari di bosco tra il Veneto e il Trentino.

Dopo quella tempesta che a noi gente di pianura non sembrò tale, lessi un pò di articoli e una cosa mi sorprese. La percentuale non banale di aumento delle superfici boschive in Italia, attorno ad un +5% negli ultimi anni.

Se in pianura la perdita di superficie agricola è a vantaggio della cementificazione, nelle zone collinari e montane, l’abbandono delle coltivazioni e dei pascoli, va a vantaggio del bosco.

(Il consumo di suolo in Italia dagli anni 50 è passato dal 2,7 al 7,65%, fonte ispra – rapporto territorio). Giusto per avere un’idea in Italia la superficie è coperta da bosco per il 39,4%, 42,3% da agricolo, il 6,1% da pascoli e praterie, l’urbano occupa il 7,5%, le zone umide l’1,9% e le zone improduttive il 2,9%.

Continuavo a guardare quella foto che dalla macchina fotografica trasferii al telefono. La guardavo sapendo che era uno spunto per buttar giù due parole, magari con un qualche senso.

Quell’unico albero schiantato dalla tempesta in mezzo al bosco apparentemente intatto.

r – “papà so chi è, è Greta”

Stavano per andare a letto e non ricordo su che canale passava un’intervista a Greta Thunberg, la ragazzina svedese che tanti giovani sta schiodando per cercare di salvare sta biglia di terra.

r – “E’ greta, l’ho riconosciuta perchè stanno parlando dei problemi del clima”

Forse qualche speranza c’è

a – “Rebecca vieni a letto”

io – “Un attimo che sta ascoltando Greta!”

Ecco lo spunto per quella foto.

Un albero solo; un simbolo di una tempesta in un bosco intatto.

Una sola ragazzina; una sola ragazzina che sta muovendo milioni di persone in difesa del pianeta terra.

Una bimba di 7 anni che ha già nella testa il problema dei cambiamenti climatici con la speranza che fra 30 anni abbia ancora modo di poter cambiar qualcosa.