Ma che discorsi…

Non sono un gran frequentatore di mostre: direi proprio per niente, ma oggi visto una favorevole dinamica astrale, decido che in pausa pranzo, dovrei riuscire a raggiungere casa dei Tre Oci alla Giudecca.

Mi incammino lungo le Zattere. In lontananza scorgo un rimorchiatore e poco più indietro spunta il bianco triangolo della prua di una nave da crociera che sta entrando nel canale. Traguardo, faccio due conti per capire se riesco ad intercettare il passaggio del “Brigantino” da un canale trasversale per tentare una foto alla “Berengo Gardin”. Ok, ce la posso fare.

Abbandono la riva delle Zattere per andare verso il punto di scatto, lungo un canale secondario, per poter dare una qualche prospettiva e inquadrare la grande nave in una quinta che le renda ingiustizia delle sue dimensioni.

Facendo questo, perdo il contatto visivo con il corteo navale e arrivato al punto di scatto non so se me lo son perso o no. Paziento un pò finchè l’uomo sul ponte alla confluenza del mio piccolo canale con l’autostrada della Giudecca, alza la fotocamera. Ho avuto fortuna e i calcoli erano corretti. Da queste parti non si alza la fotocamera per immortalare le architetture del molino Stucky.

Ecco la prua…

Non è delle più grandi, ma fa ugualmente la sua porca figura.

Gente in piedi sul quinto ponte che guarda la gente sui ponti,

gente che da un ponte fotografa altra gente su altri ponti mobili,

gente che fotografa gente che si fotografa.

Qualche giorno fa su un quotidiano locale si asseriva che la questione grandi navi nel canale della Giudecca è puramente una questione estetica visto che la sicurezza navale non è il problema principale, tanto meno i disturbi idrodinamici, come se l’estetica contasse meno, qualcosa di superfluo che si può piegare in nome dei shei.

L’Italia, forse, dovrebbe e potrebbe vivere di sola estetica, o no?

Attraverso l’autostrada giudecchina e arrivo all’antologia fotografica di Letizia Battaglia.

Entro e cerco di darmi un tono, cerco di far intendere agli altri visitatori che non sono li per caso, che nello zaino ho una super macchina fotografica, che insomma qualcosa ne capisco.

Conoscevo già le scene di questa fotografa attraverso internet, ma vederle dal vivo è tutt’altra cosa. Molte foto inedite, bianchi e neri pesanti con i soggetti che ti squadrano ti interrogano. E’ come se le foto fossero 3D, nel senso fisico della cosa: 50x30x100 di piombo.

Esco e ho un’estrema voglia di buttare in acqua la macchina fotografica. Esci dopo aver visto quelle scene, letto le frasi di Letizia, ascoltato i suoi racconti e ti chiedi che senso ha fare foto oggi.

Non sono un professionista, non lo sarò mai, ma la fotografia come la bici mi permette di evadere, di esplorare, forse di crearmi un mondo a mio piacimento.

Esplorazione.

Con la bici puoi esplorare nuove strade, puoi esplorarti, conoscerti. Guardando attraverso l’oculare esplori paesaggi visti mille volte, riconosci geometrie e sfumature.