I segnali

Insomma ero stanco, avevo il cervello in acqua, con i miei due neuroni che stavano facendo snorkeling nella barriera corallina ai margini della fossa cranica tra i miei encefali. Esco un’ora prima, scappo a casa, eufemisticamente parlando, inforco la bici, prendo la fotocamera, faccio un paio di salitelle e alla golden hour scatto la foto delle foto.

Semplice no? Se solo avessi letto i segnali…

Prendo il treno e già il fatto che parta in orario, non è male. Gioisco troppo presto, visto che appena ripartiti da Padova, il treno magicamente si ferma. Nulla nessun annuncio e il nervosismo sale. Ecco: dlin dlon, PRIMAVERA IN BICI…VIAGGIA IN BICI CON TRENITALIA! no dai, mi state prendendo per il culo?!?!?

Passa qualche minuto e finalmente il “gestore” ci da il via libera.

Arrivo a destinazione, corro alla bici cancello, passo la mano sulla preziosa “sporta” che mi protegge dalla sella inzuppata d’acqua, per capire se è asciutta o meno. Monto alla bersaliera, una, due, tre pedalate e via verso casa a tutta velocitaaaaaà.

Mi siedo sulla sellaaaaaa aaaaahhhhh.

Come pucciare il culo in una bacinella d’acqua fresca. Delle infide pieghe nella sporta si sono trasformate in dighe che con la pressione del mio corpicino hanno deciso di aprire le condotte!

Ciao bimbe!

Ciao papà, già a casa?

Si, vado a farmi un giretto in bici mentre vi fate il bagnetto.

Mi cambio come fossi Arturo Brachetti e in un lampo mi catapulto in garage. Infilo la chiave, giro la serratura, il basculante si apre pian piano e lo sguardo va a inquadrare l’angolo dove normalmente riposa la bici.

Non c’è

Vabbè sarà appoggiata all’altra parete…NON C’È NON C’È!

I miei due neuroni che nel frattempo si stavano bevendo un mojito in un chiringuito, si sono dimenticati di ricordarmi che la bici era a casa dei miei…

Tornado di imprecazioni devastano in pochi secondi il garage.

Risalgo, accendo maga magò per il bagnetto delle bimbe, mi ricambio e vado a correre a piedi.

Se solo mi fossi accorto dei segnali!