Bianco e/o nero

Esco dal marciume, da un marciume che annuso da troppo tempo. Un marciume che si autoalimenta come il fondo di un compost, sempre umido pieno di vita, di vermi che si alimentano di indecisioni. Un paese che sa solo decidere di non decidere: si deciderà la prossima volta di non decidere.
Esco; esco, ho bisogno di aria, l’anossia del compost mi uccide.
Esco, ho bisogno di aria, sole, camminare, pensare, sprecare inchiostro in questo foglio.

Cammino, mi servono i Black Keys perchè la loro batteria picchiata da Patrick Corney è un continuo fanculo.
Ho bisogno di spazi aperti, di aria.
Decido che non è il giorno del rispetto, tanto meno per il mio colesterolo.
“E’ con la porchetta?”
“No quello è con il roastbeef” dice il giovane barista
“Ok quello e due polpette”
Se questo è roastbeef, io sono il Papa…Xè porchetta! zio tren…bacari moderni
Ho bisogno di un’altra cosa che farò appena mi alzerò da questo tavolino, in questo campo defilato, assolato.
Una foto.
Una foto in bianco e nero, come i Black Keys, i tasti del pianoforte. Bianchi e neri. Decidere.
Che poi proprio io parlo del marciume, dell’indecisione. Proprio io che continuo a scrivere per liberarmi da un senso di insoddisfazione perenne. Mi rifugio sempre nella complessità per assolvermi dalla codardia del non decidere. Quella complessità che sono le sfumature, perchè non è vero che la foto è in bianco e nero, che i tasti del pianoforte sono bianchi e neri. Sfumature, accordi, armonie che se non eseguite correttamente, stridono, disturbano.
Indecisioni
Bianco e nero.