L’edicola più bella del mondo

Vi chiederete perchè scrivo. Il motivo principale è per farmela passare, per farmi passare questi 20 minuti di camminata lungo le stesse calli. Appena sceso dal ponte degli Scalzi, ho lasciato i taxisti intenti al lavaggio mattutino dei loro scafi. Ho incrociato una albanese. Donna corpulenta più o meno alta come me, ben piantata per terra con una canotta che lasciava in bella evidenza appena sotto la clavicola sinistra l’aquila nera biteste dell’impero Bizantino su sfondo rosso. Scuola grande di San Rocco. Passo per dietro, lasciando calle Tintoretto affacciandomi su rio S. Pantalon. Qui di solito si trovano gli artisti che cercano di ritrarre quest’angolo veneziano, oppure i cani che cagano e pisciano.
Tonolo: ottime paste, ma secondo me uno dei peggiori caffè.
Dritto verso Cà Foscari, passando l’ennesimo bar passato dai schei ai yen.
Lo so, la colonna sonora che sta suonando nelle mie orecchie forse vi deluderà, ma la lunghezza d’onda della voce di Ultimo, ultimamente va a braccetto con le mia.
Negozio/laboratorio di maschere, falegname, cineserie, arte orientale, galleria d’arte, antiquariato, gioielli in vetro, b&b, Campo San Barnaba, scoasse, PD. (L’ordine è puramente casuale…)
Carretto del pane, lo trovo spesso e non è male lasciarlo andare avanti e seguire come un segugio il profumo del pane appena sfornato.
El moreto col capeo in man; questo è nuovo. Con il precedente avevo familiarizzato, ci scanbiavamo un bel sorriso e mi chiedevo sempre dove fosse quando non lo vedevo sul terzo scalino del ponte. Chissà dove sarà ora. Spero per lui che se ne sia andato da questo paese che non sbarca.
Verso l’Accademia, il vecchio cinema con le serrande sfondate, galleria d’arte, Tintoretto, ponte.
Qui di fronte all’Accademia c’è uno dei più bei chioschi da giornalaio del mondo.
Dai, quasi 25 minuti scrivendo camminando tra i masegni, e come sempre l’esser arrivato senza aver pestato una merda, è già un successo.
Caffè San Vidal: “il solito?”… Si, grazie.