I giri di sera

Ci sono ore nella giornata dove pedalare è più bello.

Ogni giorno lo stesso svolgere, scandito da appuntamenti e rituali. I più fortunati possono avere qualche variazione sul tema, ma in linea di massima le giornate sono fotocopiate. Per chi ancora non lo sapesse, la mia vita pendolare è centrata sugli orari ferroviari: un’andata e un ritorno. C’è una vita prima dell’andare e una vita dopo il tornare. Il mezzo non si tocca.

Di rado mi trovo al di fuori di questo schema, che pur odiandolo, in qualche modo mi tranquillizza o per meglio dire mi automatizza.

Ieri è stato così.

Le mie giovani donne iniziavano l’avventura dell’asilo e delle elementari e il “papita” non poteva mancare al saluto fuori dal cancello.

Forse per la seconda volta in quasi dieci anni di residenza, mi son trovato a camminare in centro a metà mattinata di un giorno feriale, scoprendo volti nuovi, tragitti diversi, nuove sfumature di quella piazza che vedo sempre e solo ad orari fissi.

Ore 17:30 sono libero e scatta il giro in bici. Non mi sembrava vero di poter inforcare la bici con più calma del solito, senza il peso del ritorno ferroviario. Euforia!

La decisione sul percorso da fare è stata facile: giro dei colli in senso antiorario e poi vediamo.

Avevo voglia di godermi quelle due ore di bici, volevo spingere senza pensare.

Svolta a destra e le bandiere del supermercato mi avvertono che al ritorno dovrò penare perchè avrò il vento contro. Poco male, sarò caldo e spingerò.

Il percorso lo so a memoria, fatto e rifatto mille volte; lo conosco metro dopo metro, so dove troverò il vento amico e dove nemico, so dove spingere e dove tirare il fiato. Questa sera non lascerò scorrere la bici, la spingerò, scalerò marcia nei tratti favorevoli per accumulare chilometri all’ora e terrò un dente in meno in quelli più difficili. Sia ben chiaro che il mio spingere non è velocità in assoluto, ma è relativo ai pochi watt che le mie gambe riescono ad esprimere.

Torreglia, solito bivio, solita scelta da fare con la testa che vorrebbe andare per le vie lunghe, mentre il manubrio svolta a sinistra e inforca uno strappo che in tutti questi anni di pedalate non ho ancora fatto. Quasi due chilometri con il cartello stradale che annuncia pendenze del 25%. Nessun timore, so quanto sono due chilometri, so che non mollerò, so che spingerò a costo di piegarmi sul manubrio. La rampa si avvicina e la catena è già sul rapporto più agile. Mi concentro sulla pedalata, sul movimento della caviglia, sull’affondo del quadricipite, mentre la pendenza è così elevata che la ruota anteriore si solleva. Mi piego in avanti portando le mani verso le estremità con l’indice e il medio nella parte superiore dei manettini del cambio e il resto a stringere il più forte possibile il manubrio al quale sono ancorato per superare questo strappo spacca gambe. Lo vinco, tiro il fiato, scollino per Teolo e giù dal ponente. La mia bussola indica verso sud ed ecco che arriva il vento contrario. Fatico, fatico ma non mi arrendo, voglio spingere.

Sono le sette di sera e il sole è già basso sull’orizzonte in questa giornata di un’estate settembrina che non vuole finire e che non porta refrigerio al mio corpo surriscaldato. Il cielo lattiginoso confonde il sole annegato, come me, nell’afa padana.

Spingo, spingo.

Negli ultimi chilometri c’è un dentello che è poco più di un cavalcavia e per i più forti è una virgola all’interno di un lungo discorso che vale al più un piccolo sospiro. Ma lì c’è un KOM al quale di certo non posso aspirare, ma tutto sommato non sono malaccio e voglio spingere per vedere se riesco a far cadere il mio record personale che risale a più di tre anni fa. Bisogna prendere più velocità possibile nel falsopiano in discesa che precede il dentello. Spingo il rapportone, la pendenza si fa positiva e via via più difficile ma continuo con il rapportone stando seduto. Curva a sinistra, su un dente, spingo, su un altro dente con le gambe piene che continuano a spingere. Si avvicina la curva secca a destra in salita. Ora dovrei sprintare. Mi alzo sui pedali, ancora dieci pedalate a tutta! Un secondo peggio di quel record personale di tre anni fa fatto in scia di un amico.

Se solo non fossi stato tutto il pomeriggio all’IKEA in cerca di quell’anta, avrei avuto le gambe buone per il PR!

Solite scuse da un brocco pendolare…