Edelweiss, ciclofachirismo

Dopo la scorpacciata di chilometri del VenetoGravel, è giunta l’ora del secondo e ultimo obiettivo ciclistico della stagione. La “Edelweiss”, organizzata da Giorgio Murari, con i suoi 460km per 3600 metri di dislivello, mi sembrava un’ottima ragione per arrivare stimolati fino ad agosto.

Pim, Pum, Pam, si parte come al solito abbastanza di fretta e consapevoli di aver, ancora una volta, pedalato poco e male nel periodo precedente. Sollievo è sapere che al via troverò i miei compagni di viaggio Massimo e Paolo con i quali ho condiviso i 600km di aprile.

Decido di andare alla partenza a Faedo di Trento direttamente la mattina stessa.

Sveglia alle 5, e via!

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ciaccole tra organizzatori…

Parcheggia, smonta, rimonta, gonfia, carica, caffè, brioches, ciaccole, Paolo, Massimo e Raffaele e Roberta. Mi perdoneranno, ma non capisco subito che sono amici dei venexiani, anche perché la maglietta dei triestini volanti mi svia.

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tanto caldo, ogni fontana era nostra

Brennero vuol dire autostrada, code interminabili, traffico, insomma nulla di particolarmente attraente per gente malata di bici. Mi devo ricredere, il percorso ciclabile che sale fino al confine italo-austriaco è da fare, assolutamente da fare!

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verso la fine del Brennero, con Giorgio e Loretta che scattava

Paolo…one…Podoski è affaticato, non va, giornata no, giornata da rapportino. Vabbè mica possiamo aspettarlo, arriverà con i suoi ritmi e noi filiamo via dritti!

No, quelli non saremmo noi.

A nessuno dei quattro è mai balenata l’idea di NON aspettare Paolo. Ad ogni strappo, salita lo si aspettava ed è stato giusto e bello così!

Dimenticavo: Brennero, per me, vuol dire anche cielo grigio e pioggia. Timbriamo, alziamo gli occhi al cielo e Giove pluvio ci saluta. Inforchiamo le bici e iniziamo a scendere verso la città con il mitico trampolino di Bergisel-Schanze e poco prima che diluvi ci fermiamo in un capanno degli attrezzi dove riposa placidamente un amabile rimorchio spargiletame. Indossando l’antipioggia, Raffaele e Roberta mi offrono due preziosi sacchettini per proteggere i piedi dall’acqua. Non serviranno a nulla sotto gli acquazzoni successivi, ma lungo la discesa dal Resia si riveleranno meglio dei più costosi copriscarpe!

I temporali si susseguono fino alla valle dell’Inn. Due fantastici arcobaleni mettono i titoli di coda alla pioggia ed ora è il caso di una gratificante cena. Ci fermiamo ad Inzing alla Gasthof zum Stollhofer, se siete da quelle parti, fermatevi! La gentilissima padrona ci apre i locali caldaia per farci asciugare calzini ed altro, Grazie! Zuppa di Gulasch e una Wiener Schnitzel vom Schwein superlativa ci ridanno un pò delle energie spese fino a quel punto.

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una delle cose più belle…calore dopo la pioggia!

Il prossimo timbro è sul Resia, meglio non pensarci i chilometri da fare sono ancora molti e soprattutto saranno in salita e di notte! Landeck ottimo punto per una breve sosta con l’ultimo caffè prima della salita verso il campanile con il lago attorno.

Paolone riesce a trovare un bar aperto. E’ inutile provare a descrivere le facce degli avventori alla vista di cinque individui con lampade frontali, bretelle rifrangenti e tutine attillate! . Provo a tradurre i loro pensieri: “eee che c…o ma cosa mai c’è stanotte? non bastavano quelli passati prima, ora altri cinque matti che girano in bici di notte?!” Fortuna volle che tra questi ci fosse anche una ragazza austriaca che parlava italiano e che ci spiegò che poco prima di noi, erano passati altri ciclisti a bersi un caffè!

Non ci resta che fissare il ReschenPass.

Attraverseremo anche la frontiera Elvetica, prima di svoltare verso il confine Italiano.

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svizzera, compostezza e precisione

Il tratto finale che sale da Martina è salita vera! Io Massimo, Raffaele e Roberta spingiamo un pò e arriviamo a Nauders, attendiamo Paolo, e qui sono sincero…qualche imprecazione gliel’ho mandata perchè l’attesa al freddo e all’umido dei 1300 metri di quota è stata dura. Resia, foto di rito per testimoniare il passaggio e giù alla ricerca di un bar aperto.

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Resia, il campanile con il lago attorno e 5 moribondi

La notte trascorsa a pedalare inizia a presentare il conto e tutti necessitiamo di un ristoro. Il campeggio di Prato allo Stelvio ci accoglie con brioches e caffè ordinati a ripetizione.

Pile ricaricate e via verso l’arrivo!

Trenta ore, bene così, giusto così, bello così!

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con il Paolone Podoski!

Ancora una volta la magia del girare randagio si è avverata. Ancora una volta la sensazione del “ma ci conosciamo da una vita” si è manifestata. Ancora una volta arrivo a casa cotto ed ancora una volta il giorno dopo sono qui a pensare a quando parteciperò nuovamente a questo spettacolo!

Devo ammettere che è la dimensione ciclistica che più mi piace, la più semplice senza sovrastrutture cerebrali e materiali. Alla partenza si vede sempre di tutto. Cestini per la spesa fissati con gli elastici, gambe pelose, gambe lisce, polpaccioni, polpaccini, copertoni, copertoncini, parafanghi, fisici di ogni genere! Ma tutto ciò non conta. Cinque timbri c’erano da fare e quelli ci sono!

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il cartellino con i preziosi timbri

 

Scusate un attimo, datemi una sedia.

Ci monto in cima e mi faccio un applauso!

Si, me lo faccio perché me lo merito, come tutti quelli che raggiungono un obiettivo, che sia piccolo o grande non importa. Salite su una sedia e fatevi un’applauso! Alla Edelweiss ho coperto un decimo di tutti i chilometri fatti quest’anno e che fino all’anno scorso facevo in un anno. Poco mi importa se li ho percorsi forte o piano, so solo che in ogni chilometro faticato, sono cresciuto e tutta la passione che metto e che mi ritorna partecipando a queste manifestazioni, cerco di trasmetterla alle mie due bimbe che mi aspettano a casa.

In questo periodo della mia vita, non posso pretendere altro ed è giusto così.

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la medaglia di cartone più preziosa

Grazie Anna