A me basta il Carpegna

Il Cippo è solo a 40km, poco piú. Anzi a dire il vero Carpegna è a poco piú di 40km. La cima del Cippo è sei km piú in su. Sei km che fanno la differenza. Non conosco per nulla le strade di questa Romagna e per questo do uno sguardo in rete in cerca di tracce gps. Trovo un “brevetto Carpegna” che parte da Morcegno a circa 5km da dove mi trovo. Piú che bene, devo solo decidere il giorno. Martedì sera, un generoso temporale, spazza via un paio di tacche di temperatura e immaginandomi la frizzante alba del giorno dopo, decido che è giunto il momento.

Ore 8, si parte.

Due borracce d’acqua e qualche euro nelle tasche.

La traccia mi dice che salirò dal mare, con un continuo falsopiano, fino al paese di Carpegna a quota 750m. In effetti è proprio così: strada ampia che sale al 1, 2, 3%. Davanti a me scorgo un ciclista locale, faccio un breve sforzo e lo raggiungo. Una ruota amica su strade sconosciute è sempre un piacere. Durante il giro precedente, ho rotto il comando del deragliatore, per cui sono costretto a viaggiare con il 34 anteriore e al massimo il 13 posteriore. Soffro per questo nei brevi tratti di discesa, ma resisto a ruota, mentre mi immagino quello che dovrò patire al ritorno in una interminabile discesa da rapportone che n0n potrò innestare. Arriviamo a Monte Cerignone ed il mio amico romagnolo dopo avermi dato preziosi suggerimenti per il Cippo, mi saluta. Ne approfitto per un caffè e per un giretto nel bellissimo centro storico. Un anziano del posto mi racconta che ogni volta che vede una bici, gli piange il cuore, mentre il giovane parroco sudamericano mi augura buona fortuna per la salita!

Procedo solo nel tratto piú bello della salita fino a Carpegna. La giornata è splendida, fresca, limpida, ventosa.

Sarò banale ma penso che chiunque sia salito di qua, abbia pensato, almeno per un secondo, a Pantani. Lui che non amava i test, il cardiofrequenzimetro, i parametri, amava salire al Carpegna per riscoprire le sensazioni. Lì capiva se andava o no.

Viaggiando solo, ascoltando il vento, non posso che immaginarmelo con le mani basse, mentre volava su questi saliscendi.

Arrivo a Carpegna, quasi due ore di bici ed è giusto il momento per una coca dissetante.

Imbocco la salita per il Cippo. Salita tosta che non scende mai sotto il 10%, se non per un breve tratto prima del  campeggio. Ovviamente a me basta salire, non cerco il tempo, e alle prime scritte e cartelli che ricordano il Pirata, mi fermo per una foto. Si sale, si sale, tornante 10 di 22, immersi nell’ombra del bosco.

I cartelli ricordano quanta strada c’è ancora da fare prima della cima, a volte è confortante, altre assolutamente no! In fondo sono solo 6km…

Arrivo in cima, monumento a Lui.

Breve tratto panoramico e stop. Non ci sono bar, ristori, panchine, solo cinquanta metri di strada per ammirare l’Appennino.

Me lo immagino arrivare in cima, lanciare uno sguardo al piccolo ciclocomputer Sigma, voltarsi a scrutare il paesaggio, compiacersi che tutto era lì al solito posto e tuffarsi folle in discesa. Solo sensazioni tra un tornante e l’altro.

Lui li sapeva a memoria i tornanti, perchè Lui stava facendo la storia.

Scendo e decido di fare una foto nel tornante “del sul cielo”. Trovo un altro cicloamatore e gli scatto una foto. Non so niente di lui, ma la prima cosa che mi dice è: “eee lo conoscevo bene Pantani, sono da Cesenatico pure io”. Ha avuto la fortuna di pedalarci assieme. Gli chiedo quali erano le strade preferite per arrivar fin qui. …Lui il Carpegna lo faceva col CINQUANTATRE!.

Strane sensazioni, trovo altri gruppetti di cicloamatori. Sembra che tutti sappiano.

Sembra, o forse mi piace pensare, che ognuno, prima di metter il rapporto piú agile nella propria bici, abbia chiesto: PERMESSO posso salire?

Scendo, Carpegna nuovamente. Mi fermo in un distributore e con un cacciavite regolo il deragliatore per guadagnare almeno il 12.

Salgo un pò e poi giú fino al mar.