L’estate su e giù

15 luglio 2016 – 18°C

Si dai è un’estate stramba, scombussolata. Sarà che stamattina 15 luglio 2016, qui nel bel mezzo della pianura veneta ci sono 18°C. Sarà che ieri sera a Nizza… Che poi quando succedono quelle cose li, le cose tipo Nizza, fai fatica a riconoscerti in una scala di valori.

Tutto sembra fuori luogo, inutile.

Di sicuro lo sono i motivi ciclistici per definirla balorda quest’estate, ma fino a ieri non lo erano, o per lo meno non lo erano del tutto.

Allora torno indietro di qualche mese.

La stagione era partita alla grande. Ero riuscito ad accumulare un bel pò di chilometri, tra i bike to work (Monselice – Venezia), riuscendo anche a provare la nuova passerella sul ponte delle Libertà prima che svolasse via per qualche vite mancante, e i lunghi del fine settimana. Il primo obiettivo era superare i 300km partecipando alla Bolzano-Ferrara. Una randonnèe facile dal punto di vista altimetrico, ma pur sempre 300km da pedalare!

Tutto ciò a maggio.

Arrivato a Ferrara senza particolare affanno, sorpreso ancora una volta dalla capacità di sopportare la fatica, necessitavo di un periodo di scarico, non tanto per il fisico, quanto per la testa. Arrivare ad aver tremila chilometri nelle gambe a maggio, è stato un gran risultato con il conseguente prosciugamento delle energie emotive. Il bike to work mattiniero (65km) comportava alzatacce e un deficit crescente di ore di sonno.

Dopo il breve periodo di cazzeggio, dovevo inserire nei miei giri un bel pò di salite, visto che il secondo obiettivo del 2016 era il Veneto Trail, dove in 600km avrei dovuto superare 10000m di dislivello. Brevi sedute mattutine, dove andar su e giù per i Colli.

Negli ultimi chilometri della Bz-Fe, avvertii un fastidio al ginocchio sinistro, ma non ne feci molto caso. Mi son dovuto ricredere dopo i primi giri sali e scendi, quando il fastidio si è tramutato in dolore, in dolore fortissimo che mi impediva di pedalare.

Così è arrivato giugno con il morale a terra, il Voltaren sempre a portata di mano e una nuova magagna al polso sinistro, dopo un maledetto piegamento. Il risultato: oltre a faticar a pedalar, non trovavo pace manco sul manubrio della Vaya.

I giorni passavano e i chilometri su Strava non aumentavano..

Arrivo al Veneto Trail con poco più di 100 chilometri pedalati nelle ultime quattro settimane. Illuso e sfrontato.

Nel frattempo arrivano anche i primi caldi che come d’abitudine mi stroncano, annullando la barra dell’energia.

13528063_262751520760525_2477435976377726102_oOre 23:30, San Martino di Lupari, caldo, afa, mille incognite ma si parte e parto anche forte. Non posso permettermi più di un giorno di ferie, quindi massimo lunedì sera devo esser di ritorno. Pedalo e le emozioni iniziano a ballare: un chilometro mi sento Cancellara, il chilometro successivo mi dico illuso nel pensare di chiudere il trail in quelle condizioni. Al punto di controllo di Jesolo ci arrivo poco dopo l’alba, ma decido di abbandonare e trascinandomi fino a San Donà di Piave, prendo il primo treno per rientrare a Monselice.

 

Totalizzo 200km in meno di otto ore, un ginocchio nuovamente infiammato e un polso dolorante. Convengo che pedalar di notte proprio non mi piace. Non sono mai stato un animale notturno, manco negli anni delle bravate, figuriamoci ora!

Mi convinco anche che una sosta è d’obbligo.

Dopo un mese, eccomi qui con la penna in mano, seduto al mio “solito” posto lato finestrino e la bici appena parcheggiata in garage dopo un breve giro al sorger del sole.

Ho ripreso la bici da corsa, modificato leggermente la posizione in sella. Faccio pochi chilometri alla volta, magari un giro con gli amici. La gamba pian piano sta tornando. La stagione non è finita e ho un paio di obiettivi che voglio centrare. Il primo è il ritorno alla Randomarca. L’anno scorso azzardai il mio primo brevetto randagio e quest’anno voglio replicare. Il secondo me lo tengo per me e se lo centrerò lo leggerete su queste pagine.

“If we could dance like fire

we’d never get bunned”

Ben Harper

Molto spesso penso che questo mio andare in bici sia avventato, illogico, fuori portata.

Non seguo un programma di allenamento. Non ho allenamenti prefissati. Non pedalo controllando la frequenza delle pedalate o il ritmo cardiaco. Ho solo degli obiettivi da raggiungere. Obiettivi alti, forse troppo.

Molti sostengono che il solo andare in bici, sia motivo valido per farlo. Si forse fino ad un certo punto. 300km da pedalare in giornata non sono 15 ore di solo piacere, almeno per me.

La bici sicuramente è un mezzo per raggiungere infinite cose, materiali e non.

Nei miei giri collinari c’è si il piacere di pedalare, di percepire le sensazioni di spingere il rapporto, di superar quella salita ansimando meno della volta precedente, di scoprire come il sole sorge da dietro quel crinale, ma tutto è finalizzato ad un traguardo personale più lontano. Molto spesso questi traguardi non li raggiungo, ma continuo ugualmente a fissarli.

Tutti i piccoli traguardi raggiunti, li ho raggiunti perché li ho voluti molto più con la testa che con la forza delle gambe. Questa, secondo me, è la differenza fondamentale tra l’essere sportivo e l’agonista “che ama”. Penso di esser sportivo dentro, ho sempre amato lo sport in generale, non avendo mai raggiunto vette eccelse nelle discipline praticate, ma cercando sempre di migliorarmi.

Un aspetto dell’azzardare è anche quello legato al mezzo, all’attrezzatura che abbiamo o non abbiamo, che vorremmo avere per far l’impresa. Di certo noi italiani abbiamo standard altissimi, cercando la bici di Froome (nel frattempo ha vinto il suo terzo Tour de France) per non arrivar ultimi alla gran fondo sotto casa. Non ci sono certamente motivi tecnici per tale scelta, anzi, trattasi esclusivamente di “pippe” mentali. Se la voglia e la determinazione superano grandemente le insicurezze materiali, si possono fare grandi cose con semplici mezzi. Pedalando nei primi chilometri della Bz-Fe ho raggiunto gruppi di randagi che, partiti la mattina prima da Monaco, dovevano raggiungere come me Ferrara. Ebbene, alcuni di loro viaggiavano allegramente con un bel sacchetto di plastica, come copriscarpe antipioggia.

PS: dopo tutto questo bla bla…mi è partita la voglia di una nuova bici! Chissà, prima devo vender o rientrar quelle che ho ora.

Oramai siamo a fine luglio, e la primavera 2017 si avvicina e con essa la MMM! (ze un attimo…) In questo inizio estate si sono “sprecati” post a volontà, polemiche, dibattiti su cosa sono, dovrebbero essere, non dovrebbero diventare, chi dovrebbe o non dovrebbe partecipare alle “gravel/trail”. Ho una mia idea e cercherò di farla combaciare con la MMM futura, continuando sulla strada intrapresa quest’anno della randonnèe offroad, ricordandoci che chi la propone è una associazione sportiva. Cercheremo di fare il possibile per aprirla a tutti, tesserati e non; arricchiremo il percorso con la nostra passione e daremo il benvenuto a chiunque verrà!

L’estate ballerina per ora è anche questo, aspettando la prossima ondata di calore.

A proposito, quest’anno non vanno di moda i CARONTE africani? Purtroppo van di moda gli ERDOGAN turchi

26 luglio 2016 – 33.6°C