Tracciare

Tracciare, questo è il verbo che si usa per disegnare un percorso su di un territorio. Segnare, tracciare, disegnare, tirar una linea tra due punti e più.

Dietro tutto c’è un’idea, un’immagine di viaggio, lungo o corto che sia, semplice o complicato. L’idea di un movimento a piedi o in bici, con altri mezzi non vale.

Scegliere dei punti chiave, necessari di una visita, tracciare linee che racchiudano conoscenza, storia.

Il disegno dovrà necessariamente aver anche un certo senso estetico sulla carta.

Poi si deve percorrere, scoprire che quello che si è tracciato sulla carta, nel video, talvoltà non è, è diverso o non c’è affatto e quindi si ritorna a cercar alternative, compromessi con i vorrei.

Alla fine si chiude, si torna alla partenza, perchè un viaggio per definizione torna. Il percorso diventa “proprio” anche se già visto, scoperto da altri, ma quello che ho visto io con i mei occhi è mio. Ed è per questo che si traccia, per far vedere ad altri occhi quello che i miei occhi han visto e fatto “proprio”.

Si passa per luoghi vissuti, soprattutto in questa Italia, dove non esiste angolo che non sia stato calpestato, soprattutto in questi Colli Euganei dove ogni cento metri, la terra ha un nome diverso.

Sassonero, Moschine, Cà Cecconello, Le Zenerare, Paradiso, La Costa, El Cioeto, Casa Teralba, Le Casette…

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Antonio Mazzetti, “I nomi della terra – Toponomastica dei colli Euganei”, Cierre edizioni.